Concerti, Eliza Doolittle: la recensione dello show di Milano




Concerti, Eliza Doolittle: la recensione dello show di Milano 04 mar 2011 - Sono passati sette mesi circa (luglio 2010) dalla pubblicazione dell’omonimo album d’esordio di Eliza Sophie Caird, meglio conosciuta come Eliza Doolittle. Sette mesi che hanno tolto la giovane inglese da sotto i riflettori del debutto, ma non abbastanza da impedire alla Salumeria Della Musica di Milano, location prescelta per la prima esibizione italiana, di riempirsi a dovere. Serata aperta dalla “nostra” Denise: una mezzoretta buona giusto per scaldare i motori in vista dell’imminente tour europeo per la presentazione del nuovo “Dodo, do!”, album prodotto da Gianni Maroccolo e Lorenzo Tommasini per la Al-kemi Records. Qualche parolina timida e in generale un’ottima impressione per il progetto indie pop/twee della cantante di Salerno classe 1986, recentemente entrata a far parte del progetto “La leva cantautorale degli anni Zero”. Poco prima delle undici tocca a Eliza, accompagnata sul palco da un quartetto di giovanotti in tenuta da gelataio d’altri tempi (camicia a righe bianche e blu e farfallino rosso). Un set di una cinquantina di minuti, tredici pezzi in scaletta contando il rientro. Del resto è la stessa Eliza a spiegare che, con solo un album all’attivo (e un Ep), di più non si può chiedere. La mancanza – più che motivata – di un repertorio consistente, è compensata però dalla presenza scenica della Doolittle: una ragazza molto carina, sbarazzina quanto basta e dotata di un innegabile talento vocale. Bene dunque tutti e tredici i pezzi proposti, in modo particolare “Skinny genes” sparata a freddo a inizio set, “Money box”, “A smokey room” e l’arcinota “Pack up”: il mix di pop, soul e doo wop che ha fatto la fortuna dell’album (disco di platino nel Regno Unito), funziona anche dal vivo, supportato da una vena funky appena più pronunciata a rendere più brioso il tutto. C’è addirittura tempo per un’inaspettata scappatella dalle tinte blues nel finale, con la cover di Aretha Franklin “I never loved a man” interpretata alla maniera di una Janis Joplin in erba. Eliza scherza con il pubblico nelle prime file, cimentandosi con l’italiano giusto per strappare qualche risata tra un sorso di Red Bull (mah…) e un altro, ed entrare in sintonia con la fin troppo entusiasta platea milanese. La serata si chiude abbastanza rapidamente sulle note di “Mr. Medicine”: Eliza ringrazia e prende congedo tra gli applausi convinti della Salumeria. Niente di memorabile, ma senza dubbio quello di Milano è stato un set divertente ed efficace nella sua semplicità. Non ci resta quindi che archiviare la serata alla voce “assolutamente piacevole” e imboccare la via di casa fischiettando “Pack up” sotto la pioggia.


(Marco Jeannin)

SETLIST

“Missing”

“Skinny genes”

“Money box”

“Go home”

“Nobody”

“A smokey room”

“So high”

“Back to front”

“Rollerblades”

“Police car”

“Pack up”

Encore

“I never loved a man”

“Mr. Medicine”




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TAGS: Concerti, Eliza Doolittle, Live, Milano, Reports, salumeria musica

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