28 feb 2011 - I Litfiba hanno la valigia pronta: destinazione Londra, dove giovedì 3 marzo, all'HMV Forum, si tiene il primo degli otto concerti di un tour europeo che tocca anche Berlino, Bruxelles, Amsterdam, Ginevra, Zurigo, Parigi e Barcellona. "E' la nostra prima volta, a Londra. E magari sarà anche l'ultima, visto lo show provocatorio che abbiamo intenzione di mettere in piedi. Probabilmente ci cacceranno dall'Inghilterra. Sai come sono i londinesi...", ridacchiano Piero Pelù e Ghigo Renzulli all'altro capo del telefono. "Del resto noi suoniamo rock, e il rock l'hanno inventato gli inglesi. O meglio, ci sono arrivati subito dopo gli americani. Come nel punk". E se a vedere i Litfiba ci saranno soprattutto italiani espatriati, come spesso succede quando qualcuno dei nostri si avventura Oltremanica? "Beh, poco male. Dobbiamo fare i conti con l'ostacolo della lingua, l'italiano nel mondo lo parliamo solo noi. D'altra parte sappiamo che nei Paesi francofoni, Francia e Belgio, il nostro pubblico è composto al 70 % da indigeni". Lì i Litfiba vantano una lunga tradizione... "Infatti. In Francia abbiamo suonato la prima volta nel dicembre dell'83. Allora, erano i tempi di 'Desaparecido', in Italia eravamo con la Ira. E lì il disco venne pubblicato nientemeno che dalla CBS. Quel tour ci apri anche le porte verso moltissimi festival all'estero. Come il Nyon in Svizzera, uno dei più belli del continente. Dai concerti in Europa siamo sempre tornati con un bel bagaglio d'esperienza in più". Qualche souvenir particolare, di quei primi tour? "A me viene in mente un concerto a Pau, nei Pirenei", dice Renzulli. "Eravamo in un bellissimo club stracolmo di gente, durante il 'Terremoto tour' del '93: Piero viaggiò per diversi minuti steso comodamente sulle mani del pubblico che lo trasportava per tutta la platea. Un effetto scenico straordinario". "In Italia non avrebbe mai potuto succedere", interviene Pelu. "I fan mi avrebbero fagocitato!" Anche oggi, stando all'affetto e alla passione che hanno circondato l'anno scorso il tour di reunion, che ai Litfiba è valso il titolo di "resurrezione del decennio" nel referendum
Dieci! "Siamo rimasti sconvolti anche noi dalla risposta del pubblico. In un periodo di crisi così non ci aspettavamo proprio di poter fare quasi quaranta date. Il progetto è cresciuto strada facendo. Il disco '
Stato libero di Litfiba' fotografa il tour com'era ad aprile, ma già in estate e più ancora in autunno la band, il suono, le esecuzioni e gli arrangiamenti erano ulteriormente migliorati. Ci eravamo messi in testa di fare una tournée un po' alla vecchia maniera, tutta musica & sudore. Senza programmazioni, senza effetti speciali, senza ProTools. One, two, three, four...E con una dimensione di spettacolo che noi abbiamo battezzato maxiclub: una dimensione umana, di contatto col pubblico, ma riportata su una scala più grande. Oggi gli show dal vivo sono diventati delle proiezioni su maxischermo in cui il pubblico si disinteressa di quel che succede sul palco. Tanto vale andare a vedersi degli orchestrali in crociera. Noi veniamo dalla gavetta. Siamo una garage band, e orgogliosi di esserlo". Ci saranno altri concerti in Italia, prossimamente? "Uno o due, superselezionati, nel corso dell'estate". Primo maggio? "Al momento non ci risulta". Heineken Jammin' Festival? "Neanche". E all'estero, che show sarà? "All'estero presenteremo una scaletta incentrata sui brani più famosi e un po' più corta. Anche perché dopo un'ora e 50 di concerto ti tolgono la corrente. Suonare nelle capitali europee, dove ogni sera si succedono sul palco gruppi di altissimo livello e di ogni parte del mondo, per noi è davvero una sfida importante. E' sostanzialmente un tour promozionale. Certo non un gran business, ma chi se ne frega. Quel che conta è suonare, confrontarsi, assorbire degli input che verranno magari utili durante la scrittura, l'arrangiamento e la produzione del prossimo album". Arriverà davvero per il gennaio 2012, come anticipato? "Al più tardi. Contiamo di rispettare i tempi. Abbiamo già cominciato a fare qualcosa, in mezzo alla preparazione del tour europeo. Finiti quei concerti ci chiuderemo in studio per realizzare il disco". E come sarà? "Un disco libero e cazzuto. Supercazzuto".
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