Concerti, Fran Healy: la recensione dello show di Milano
Sono già passate le dieci quando sale sul palco. Come accennato, le sue prime parole sono rivolte ai fan italiani della sua band, ai quali promette subito di voler rimediare con “una bella serata”. Quando poi prende in mano la chitarra acustica e inizia a suonare "20", vecchia b-side datata 1997, si capisce subito che quello di stasera sarà un concerto intimo e intenso. Un po’ come quando sei al pub e qualcuno prende la chitarra per suonare qualcosa. Il fatto è che Fran Healy non è proprio il primo che passa, ma un bravissimo artigiano della canzone pop che in questi anni ha scritto cose di grande gusto e spesso sottovalutate. E dimostra anche delle buone doti di showman, snocciolando storie tra un pezzo e l’altro e raccontandole con grande autoironia.
Dopo "20" tocca a uno dei nuovi pezzi, “Holiday”, che dà a Fran la possibilità di spiegare come è arrivato a fare il disco solista. “Con i Travis va tutto bene, solo che avevo bisogno di una pausa, di prendermi una boccata d’aria fresca e così ho registrato `Wreckorder´”, racconta l’artista scozzese. Poi, all’improvviso, ecco il primo colpo al cuore: “Writing to reach you”, estratta da “The man who”, probabilmente il disco più bello del gruppo scozzese. Anche in questo caso Healy spiega com’è nata la canzone e come ha “rubato” il giro di accordi a Noel Gallagher. “Lui è un bravissimo ladro di canzoni, così ho pensato di scopiazzare `Wonderwall´. Pensavo che tanto non lo avrei mai incontrato, e invece un bel giorno gli Oasis ci chiamano per fagli da gruppo spalla. Gli altri erano al settimo cielo, io invece ero disperato e pensavo: `E adesso cosa mi invento?´. La prima cosa che mi ha detto è stata: `Bel fottuto giro di accordi, amico´”. Prima di “As it comes” invece racconta come ha fatto a convincere con un email Paul McCartney a suonare con lui in studio. “Gli ho scritto e pensavo che non mi avrebbe mai considerato, invece l’ha fatto. Quando ho letto la sua risposta non ci credevo, ho subito telefonato a mia mamma per dirglielo”.
È davvero un fiume in piena, Fran. Il confine tra le canzoni e i suoi monologhi è sottile. I pezzi nuovi, nonostante la gran parte del pubblico non li conosca, funzionano bene anche in veste unplugged: in particolare “Anything”, il singolo “Buttercups” e la malinconica “Rocking chair”, dove riesce perfino a farsi suggerire una strofa da una ragazza del pubblico perché non si ricorda le parole. L’atmosfera da happening, nonostante il passare dei minuti, non appesantisce il concerto, anzi. Il set supera le due ore ma vola che è un piacere.
Non potevano mancare i classici dei Travis, ovviamente, che Healy è bravo a spargere qua e là tra i nuovi brani: su “Sing” parte l’immancabile coro del pubblico, mentre durante “Slide show” sale un silenzio che sa più di rispetto. E quando si chiudono le danze con “Why does it always rain on me?” non si può che rimanere soddisfatti. Più che un concerto, è sembrata una serata tra amici. Merito di Fran Healy, simpatico e suo agio nella parte del cantastorie. Ma, non dimentichiamocelo, anche e soprattutto delle sue canzoni.
(Giovanni Ansaldo)
Setlist:
20
Holiday
Writing To Reach You
Anything
As You Are
Fly In The Ointment
Side
Buttercups
Sing
As It Comes
Driftwood
Rocking Chair
Moonshine
The Humpty Dumpty love song
Sierra Leone
Encore:
U16 Girls
Turn
Blue Flashing Light
Slide Show
Closer
Why Does It Always Rain On Me?
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TAGS: Concerti, Fran Healy, Live, Milano, Reports, Travis, Tunnel
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