Concerti, Tiromancino: la recensione dello show di Milano
15 feb 2011 - Ormai i Tiromancino sono da diversi anni, nel bene o nel male, una creatura di Federico Zampaglione. E questo si vede sia in studio che, soprattutto, dal vivo. È proprio lui infatti a tenere le fila delle canzoni, a monopolizzare gli arrangiamenti con i suoi cambi di chitarra e il modo in cui indica la via ai musicisti. Dopo l’uscita dell’ultimo album “L’essenziale”, un disco davvero scarno e acustico dove i Tiromancino hanno abbandonato la strada del pop elettronico, Federico ha deciso di portare la musica della band nei teatri, cercando un’interazione più intima con il suo pubblico. Stasera tocca al Manzoni di Milano, che presenta più di un posto vuoto anche se nel complesso il numero degli spettatori è molto buono.Verso le nove e un quarto si spengono le luci e un cerchio sullo sfondo si illumina: appaiono immagini di nuvole in movimento, mentre i musicisti salgono sul palco e attaccano “Cosa cerchi veramente”. Zampaglione inizia a cantare da dietro la quinte e piano piano fa il suo ingresso in scena con la sua chitarra al collo. Già alla fine della canzone si nota una cosa: gli arrangiamenti sono decisamente minimalisti e rock, con una sezione ritmica regolare e un grandissimo spazio lasciato agli assoli del leader. Lo stesso canovaccio si ripete anche per i brani successivi: “Il peggio non è tranquillo” e “Imparare dal vento”, estratta dall’album “Illusioni parallele”. E sinceramente è una scelta che non convince del tutto: Zampaglione, musicista bravo e duttile, non è però un vero e proprio virtuoso della chitarra e le sue lunghe fughe strumentali spesso tendono ad annacquare troppo i pezzi.
A funzionare sicuramente di più sono i momenti intimi e acustici, come la delicata “Quanto ancora” o la sincopata “La strada da prendere”, la più riuscita dell’ultimo album “L’essenziale”. A metà concerto poi è il turno di un ospite gradito, il bassista Saturnino, colonna del Collettivo Soleluna di Jovanotti. Il buon Saturno però non suona il solito quattro corde, ma accompagna Federico con il violino elettrico per le riuscite “Amore impossibile” e “Nessuna certezza”.
Purtroppo però, una volta uscita di scena la guest star, il concerto cala nuovamente di intensità. Dopo la pur buona “È necessario”, Zampaglione imbraccia infatti la chitarra dobro e lo slide per concedersi una doppietta dal sapore blues con “Vite di ordinaria follia” e la cover di Eric Clapton “Running on faith”. Anche in questo caso i suoi assoli appesantiscono i pezzi, più che vivacizzarli. Ottimo invece il lavoro fatto da Stefano Cerci al piano e alle tastiere. Il tentativo di cambiare registro è molto apprezzabile, ma il risultato è francamente modesto.
A risollevare in parte la serata arrivano la hit “Per me è importante” e la recente “L’essenziale”, ma la sensazione che i Tiromancino abbiano perso la bussola è molto forte. Sul finire del concerto arrivano poi le attesissime “La descrizione di un attimo” e “Due destini”, con tanto di ritorno sul palco di Saturnino. Una conclusione che però non basta: il concerto nel complesso è sembrato un po’ sottotono.
Certo è un vero peccato che Zampaglione abbia deciso di non riproporre l’anima più elettronica e sperimentale della sua band, che tanto ne aveva fatto la fortuna agli esordi. Con altre scelte nella scaletta l’impatto sarebbe stato sicuramente diverso. Fare a meno di canzoni come “Conchiglia”, “Strade”, o della meno famosa ma bellissima “La distanza” è francamente difficile.
(Giovanni Ansaldo)
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