Clive Davis (Sony Music): 'Non facciamo decidere tutto alle radio'
10 feb 2011 -
Intervistato dal Los Angeles Times alla vigilia dei
Grammy (e del celebre party che organizza ogni anno nell’occasione), il grande vecchio della discografia americana
Clive Davis – celebre, tra le altre cose, per avere portato alla Columbia Records artisti come
Janis Joplin e
Bruce Springsteen, per avere scoperto
Whitney Houston e
Alicia Keys e per avere rivitalizzato la carriera di
Carlos Santana con “Supernatural” – invita l’industria musicale a non farsi prendere dal conformismo, evitando di delegare le politiche artistiche alle emittenti radiofoniche.“Dobbiamo assicurarci che la musica non venga omogeneizzata, che non venga creata al solo fine di adattarsi a un formato radiofonico”, ha spiegato il settantottenne discografico in un Q&A con il giornalista Randy Lewis. “Dobbiamo stare attenti a non concentrarci solo sulla ricerca di hits. Dobbiamo anche pensare a lanciare la carriera di nuove stelle. Per me il business è sempre stato entrambe le cose, in parti uguali: scoprire nuovi artisti come Whitney o Alicia e dimostrare quanto possa durare nel tempo una carriera. Non puoi lanciare una giovane Aretha (Franklin), un giovane Luther (Vandross) o un giovane Rod (Stewart) se gli permetti soltanto di fare dei dischi che si adeguano alle esigenze delle radio di avere dei ritmi ballabili. Dobbiamo fare in modo di poter sviluppare artisti le cui carriere possano durare 10, 20, 30 o anche 40 anni”. Nell’intervista, David cita come esempi di un approccio “fresco” al mercato il successo di
Lady Gaga e la riconferma di
Eminem, e critica l’idea corrente di abbandonare il formato degli album per concentrarsi sul solo mercato dei singoli: “Abbiamo ancora bisogno dei grandi artisti da album come lo sono stati storicamente gli Who, i Pink Floyd o Bruce Springsteen”, sostiene Davis. “Giovani artisti come gli
Arcade Fire o i
Mumford & Sons mi danno ancora la speranza che non tutta la musica venga uniformata”.
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