Concerti, Laura Veirs: la recensione dello show di Milano
08 feb 2011 - Laura Veirs non è una delle cantautrici più conosciute in giro, ma nel suo piccolo ha già pubblicato sette album, collaborato con i Decemberists per l’album “The Crane wife”, fondato un’etichetta discografica (la Raven Marching Band Records) e ridendo e scherzando, con il suo ultimo “July flame” si è piazzata al decimo posto della classifica dell’American Songwriter Magazine dei migliori album del 2010, dietro a gente come Arcade Fire, Neil Young, Robert Plant, Mumford and Sons e Black Keys. Spulciando nelle varie biografie per farmi un’idea più precisa con in cuffia gli ultimi tre album, ho scoperto anche che Laura ha studiato geologia e mandarino. Ed è inaspettatamente proprio durante una spedizione geologica in Cina (come traduttrice) che si avvicina al mondo del songwriting. Il 1999 è l’anno del debutto con un album omonimo per sola voce e chitarra, e da allora quella che era nata come una passione improvvisa (Laura ha più volte dichiarato di essersi avvicinata alla musica relativamente tardi, solo dopo i vent’anni), si è trasformata in un lavoro a tempo pieno, con tour in giro per gli Stati Uniti e l’Europa. In Italia Laura ha tenuto quattro date, l’ultima alla Salumeria della musica, in quel di Milano. Una serata insolitamente tiepida d’inizio febbraio. Intorno alle nove e trenta il set è aperto da due act: prima Led To Sea, progetto solista di Alex Guy, (una dei due musicisti che accompagnano Laura in tour, l’altro è Tim Young alla chitarra), poi dai nostrani Emily Plays (Sara Poma, Davide Impellizzeri, Marco Alba, Giacomo Tota) da Pavia. La prima propone un set per sola viola campionata, mentre gli Emily Plays, visibilmente emozionati (dalla “figaggine del posto” come recita un loro post su facebook), un indie-alt rock in versione semi acustica. La salumeria apprezza, tra un bicchiere di vino e un tagliere di salumi, e venti minuti prima delle undici tocca a Laura. Il set dura circa un’oretta, sedici pezzi in scaletta di cui nove tratti dall’ultimo “July flame”. Un set senza infamia e senza lode: Laura chiacchiera, interagisce con la gente paciosamente accoccolata in platea (siamo lontani dal sold out, ma per essere un lunedì non ci si deve lamentare), e spara in sequenza i pezzi in repertorio. Folk rock con qualche virata country e un occhio alla tradizione, vedi le due cover di “All the pretty little horses”, già portata alla ribalta dai più noti Calexico, e “The old cow died”, in versione a-cappella. Per il resto i momenti migliori arrivano con “Where are you driving”, “Magnetized”, “Make something good”, la titletrack “July flames” che chiude la prima parte del set prima dell’encore, e la conclusiva “Trough december”. Tutto molto pacato, “carino” ma niente di più. Chiuso il set, Laura ringrazia e si accomoda al banchetto del merchandising per firmare autografi e scambiare due parole e la serata si chiude prima della mezzanotte.(Marco Jeannin)
SETLIST
“Carol Kaye”
“Riptide”
“Sun is king”
“When you give your heart”
“Where are you driving”
“All the pretty little horses”
“Jailhouse fire”
“Magnetized”
“The old cow died”
“Life is good blues”
“Wide-eyed, legless”
“I can see your tracks”
“Make something good”
“July flame”
Encore
“Freight train”
“Through december”
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TAGS: Concerti, Laura Veirs, Live, Milano, Reports, salumeria musica
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Laura Veirs nasce nel 1973 in Colorado. Esordisce nel mondo musicale ne l999, realizzando un album… leggi tutto >
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