EMI e Citigroup: le indies dicono "no a nuove fusioni'
02 feb 2011 - Tra le prime reazioni alla notizia del
trasferimento di proprietà della EMI da Terra Firma a Citigroup si segnala quella di
Impala, associazione internazionale di etichette indipendenti il cui roster artistico globale comprende nomi come
Radiohead,
Arctic Monkeys,
Manu Chao, Katie Melua, Franz Ferdinand, Prodigy e Placebo. L’organizzazione delle indies valuta le possibili conseguenze del passaggio di mano dichiarandosi assolutamente contraria a nuove concentrazioni di mercato (Warner Music e BMG Rights, ma anche Sony Music e Universal, hanno già manifestato interesse per la EMI o parti di essa), e dicendosi sicura che ogni tentativo di fusione o incorporazione incontrerà forti ostacoli in Europa da parte dell’Antitrust. Già in passato, sottolinea Impala in un comunicato, “la Commissione Europea ha formalmente riconosciuto che le regole concorrenziali devono riequilibrare il terreno di gioco a favore delle indipendenti, essenziali nel garantire diversità culturale e reale scelta al consumatore nonché per il successo dei nuovi servizi online”. “Anche un tentativo di fondere EMI e Warner”, sostiene il presidente esecutivo dell’associazione Helen Smith, “verrebbe bloccato a meno della messa in atto di rimedi sostanziali atti a controbilanciare l’impatto sulla concorrenza”. E’ noto che la banca di investimenti Citigroup intende liquidare la EMI e uscire dal music business. Ma chi progetta una fusione con la major, secondo Impala, non tiene conto di tre elementi essenziali: “In primo luogo, gli scenari della tutela della concorrenza sono completamente cambiati. In secondo luogo, tutti i merger precedenti hanno dimostrato che la concentrazione non è la risposta giusta alle sofferenze del sistema musicale. In terzo luogo, le piccole e medie imprese del settore stanno già soffrendo non solo a causa della crisi ma anche perché l’eccessiva concentrazione rende loro difficile l’accesso al mercato”.
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