Concerti, Ligabue: la recensione dello show di Milano




Concerti, Ligabue: la recensione dello show di Milano 24 gen 2011 - Uno potrebbe criticare Ligabue perché non si ferma mai, perché fa troppa musica, troppi concerti. Ma poi, se si vanno a vedere le singole iniziative, le singole pubblicazioni – tutte con un senso e un perché – allora ci si rende conto che sono spesso critiche pretestuose. La prova? Questo tour “Quasi acustico”, partito da Milano nel weekend del 22-23 gennaio.
Dopo 28 date tra stadi e palazzetti nel 2010, ecco altre 28 date nei teatri, con una formula inedita, se non musicalmente, sicuramente nella scelta delle location: nelle città in cui Ligabue suona più sere, ogni concerto è in un teatro diverso. A Milano si è partiti dagli Arcimboldi sabato sera, per proseguire domenica al Dal Verme per approdare al Nazionale Lunedì. 5400 biglietti venduti a fronte di una richiesta enormemente maggiore.
I detrattori per partito preso troveranno, anche in questa occasione, qualche appiglio per attaccare Ligabue. Ma poi probabilmente non lo andranno a sentire, e sbaglierebbero, perché magari dovrebbero ricredersi. Perché è vero che il tour semi-acustico non è una novità (anche se manca dal 2003, dal tempo di “Giro d’Italia”). Ma è altrettanto vero che questa è una delle formula che permettono al Liga di tirare fuori il meglio dalle sue canzoni.
Ligabue si presenta sul palco da solo, armato di chitarra acustica, con una camica a scacchi che ricorda i tempi della flanella grunge. Il Dal Verme è pieno, anzi strapieno con molta gente in piedi ai lati delle file di poltrone. Luciano siede su un divanetto e attacca “Leggero”. Poco dopo arrivano sul palco tastierista e chitarrista, per due canzoni, tra cui una bella versione di “Ho messo via”: i primi tre brani mostrano quello che poteva essere il concerto – un “totalmente acustico” -  e che invece non sarà. Perché poco dopo arriva la banda, e salgono immediatamente i toni. E’ vero che gli strumenti sono acustici, ma il pubblico rumoreggia, vuole un po’ di movimento, e Luciano lo accontenta pur mantenendo arrangiamenti minimali. Il bello della serata è che si trova una via di mezzo tra l’atmosfera festosa da concerto rock e la cura sonora che permettono un teatro e la strumentazione acustica.
Il pubblico sembra decisamente più incline alla festa. Per dire, quando Ligabue rallenta il ritmo – per esempio presentando “Quando mi vieni a prendere”, canzone ispirata dalla strage di Dendermonde, in Belgio – qualcuno sembra persino infastidito dal dover sentire una storia così dolorosa.  Una delle scene più belle del concerto, di quelle che meglio ne rappresentano l’atmosfera, avviene durante la prima parte di “Certe notti”: mentre la canzone parte piano e delicata su una bella base di contrabbasso e tastiere, dalle file alte del teatro si alza una donna. Fascia in testa e maglietta con le maniche tirate su fino alle spalle urla un sonoro “Ciao Liga!”. Tanta è la voglia del pubblico di farsi sentire che per farlo è disposto a spezzare uno dei momenti più intensi del concerto.
Dal canto suo, Ligabue parla poco – ed è un peccato, sentendo la bella storia che introduce “Balliamo sul mondo – e pensa soprattutto alle canzoni. Sul palco non ci sono trucchi scenografici, la band è in versione ridotta (con il solo Mel Previte alle chitarre, mandolini etc). Il sound è, appunto, “quasi acustico”: le chitarre elettriche saltano fuori solo in un paio di occasioni. Ma questo non significa rinunciare all’energia, soprattutto grazie alla sezione ritmica di Michael Urbano e Kaveh Rastegar. Per i fan, le canzoni che funzionano meglio sono quelle più movimentate (“Vivo morto o x”, “Sulla mia strada”, “Questa è la mia vita”), quelle che fanno saltare in piedi la platea; da un punto di vista musicale, le canzoni che lasciano più il segno sono quelle più lente, quelle che mettono in mostra meglio i nuovi arrangiamenti e la cura nel cantato di Luciano: “Certe notti” (urla dei fan a parte), ma anche “Buonanotte all’Italia”, che mostra tutta la sua bellezza senza l’apporto di alcuna scenografia. Insomma: una bella serata, un mix tra festa per i fan e cura musicale, per mettere d’accordo tutti.


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