Concerti, Deftones: la recensione dello show di Trezzo




Concerti, Deftones: la recensione dello show di Trezzo 07 dic 2010 - Il tour dei Deftones a supporto di “Diamond eyes” credo sancisca il passaggio definitivo al terzo atto della storia della band. Primo atto: nasce, cresce, fiorisce. Secondo atto: il tempo passa, le mode cambiano, i generi si adeguano. Non i Deftones che con coerenza continuano per la loro strada, non più però sotto i riflettori. Terzo atto: la band supera indenne la sfida del tempo, uscendo con un ottimo disco (di successo) che gli consente di riprendersi il palco principale, non più da neonati e nemmeno in fase di accanimento terapeutico, ma come band viva e strepitosamente in forma. La prova lampante è stato il set di Trezzo, ultima tappa del tour per i Deftones in questo 2010. Il taglio di una serata si capisce già dalle prime battute. Per i Coheed and Cambria c’è già il pienone, e metà della platea carica a mille conosce la spalla tanto quanto il main act. E aggiungerei che i CC si meritano questo e altro: entusiasmo a profusione, sound potente e tecnica da vendere. Per chi non li conosce ma ama il genere, sono la versione incazzata dei Mars Volta, però con una dose pesantissima di bassi e chitarre di stampo alt metal. Ottimi loro, ed eccezionale Claudio Sanchez, il capelluto frontman della band (manco a dirlo) di Woodstock. Alle nove e trenta salgono però sul palco i Deftones. Ventiquattro pezzi, scaletta perfetta per un’ora e quarantacinque minuti filati, compreso il rientro (che si merita un capitolo a parte). Chino Moreno, in camiciola nera e Converse, ingrana la quarta appena messo piede on stage, Sergio Vega sostituisce ovviamente Chi Cheng al basso, Stephen Carpenter sempre più capelluto (e “abbondante” sui fianchi) fa stridere la sua chitarra dal sound inconfondibile, il vero marchio di fabbrica dei Deftones. Al resto pensano Abe Cunningham a pestare dietro ai tamburi e Frank Delgado al “Mac” (oramai uno strumento vero e proprio). I primi cinque pezzi in scaletta spaccano completamente platea e timpani, un’apertura tra le più pesanti mai registrate: “Rocket skates”, “Around the fur”, “My own summer (shove it)”, “Be quite and drive (far away)”, “Elite”. Poderosi, compatti, perfettamente rodati: bentornati Deftones. Arriva poi la sezione “White pony” con “Knife party”, “Korea” e “Digital bath”, che introduce il corpo centrale riservato a pezzi del nuovo “Diamond eyes”. Pezzi che dal vivo suonano ancora più duri e ricchi di pathos (vedi l’intensa “Risk” dedicata a Cheng, ancora in coma semi-cosciente dopo essere stato investito nel 2008 da un automobilista ubriaco). Il calo controllato di ritmo della parte centrale permette a tutti di tirare il fiato prima del finale. Da notare l’arrivo in fila di “Bloody cape”, seguita da “Minerva”, “Passenger”, “Change” e “Back to school”, questi ultimi tra i pezzi più belli e riusciti di sempre della band di Sacramento. Finale con il botto dunque, pausa brevissima e rientro per l’encore. Chino si presenta a dorso nudo, ringhia al basso di Vega che inizia a saltare e dimenarsi completamente fuori controllo. Il motivo è semplice: adrenalina, o meglio “Adrenaline”. Tre pezzi tutti dal disco del lontano 1995, un concentrato di furia nu metal micidiale: “Birthmark”, “Engine no.9” e “7 words”. Volano scarpe, persone, denti e la baracca chiude i battenti con la platea che incita la band a tornare sul palco nonostante l’ora e tre quarti appena trascorsa senza sosta. I Deftones oramai non devono più provare niente a nessuno. Non sono più una band giovane tanto quanto non sono un gruppo di persone di mezza età, bollite e fuori tempo massimo. Stanno dimostrando di essere passati dall’altra parte della barricata, dove vivono quei gruppi che fanno da punto di riferimento per tutti gli altri, per chi vuole mettere in piedi una band nuova di zecca e per chi avrebbe bisogno di un ripassino sul l’argomento “come si sta su un palco e spaccare” (per restare in tema “Back to school”). Per tutta risposta, in platea il coro è stato sempre e solo uno: “Tonight we feel like more”. 


(Marco Jeannin)

SETLIST

“Rocket skates”

“Around the fur”

“My own summer (shove It)”

“Be quiet and drive (far Away)”

“Elite”

“Knife party”

“Korea”

“Digital bath”

“Diamond eyes”

“CMND/CTRL”

“Risk”

“Beauty school”

“Xerces”

“Prince”

“You’ve Seen the butcher”

“Sextape”

“Bloody cape”

“Minerva”

“Passenger”

“Change (in the house of flies)”

“Back to school”

Encore

“Birthmark”

“Engine No. 9”

“7 Words”




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