Concerti, Klaxons: la recensione dello show di Milano




Concerti, Klaxons: la recensione dello show di Milano 03 dic 2010 - Non è semplice portare in tournée il tuo secondo album, soprattutto se il primo era molto meglio. Questo è l’arduo compito che spettava stasera ai Klaxons, giovane band inglese capace di fare il grande botto con l’esordio “Myths of the near future”, venire adottata dalla rivista Nme e vincere addirittura i prestigiosi Mercury Prize, salvo poi ritrovarsi alle prese con la difficoltà di concludere il nuovo disco. Dopo due anni di lavorazione il gruppo è stato costretto dalla casa discografica a buttare tutti i demo, cambiare produttore e ricominciare le registrazioni. Il risultato è stato “Surfing the void”, un lavoro che ha lasciato più di qualche dubbio. Ecco, che le canzoni di quell’album siano state molto “sofferte” lo si capisce anche dalla loro resa dal vivo, come ha confermato il concerto ai Magazzini Generali, teatro della loro unica data italiana. Quando i ragazzi londinesi salgono sul palco sulle note di una intro strumentale, dopo il concerto della band di spalla Is Tropical, sono già quasi le dieci. Il locale che li accoglie è un po’ lontano dal sold-out: sotto il palco c’è il pienone, ma dietro il mixer iniziano ad aprirsi gli spazi. I Klaxons danno inizio alle danze con “Flashover”, estratta da “Surfing the void”, abbastanza carica e distorta da risvegliare i sensi. James Righton, incurante del freddo polare che c’è fuori, si presenta in t-shirt, mentre il bassista e cantante Jamie Reynolds ha la solita aria stralunata, con i suoi capelli perennemente spettinati. Riesce a fare meglio di lui solo il chitarrista Simon Taylor-Davies. Già al secondo pezzo “The same place” però l’impressione è che queste nuove canzoni non funzionino benissimo. Lo si capisce ancora di più quando la band ripesca i brani vecchi “As above, so below” e soprattutto “Gravity’s rainbow”, il primo vero momento degno di nota della serata. Intendiamoci, i Klaxons non sono una live band memorabile: di sbavature qua e là se ne sentono parecchie, ma i ragazzi nel complesso sanno come far divertire il pubblico, che risponde abbastanza bene alla loro musica. L’acustica dei Magazzini poi non li aiuta di certo, anche se sembra un po’ migliore rispetto alle ultime occasioni. Poi è il turno anche dell’acclamatissima “Golden skans”, dedicata a Milano visto che la band ha registrato parte dell’ultimo disco proprio qui insieme al produttore Robert Ford, e colorata da un set di luci blu elettrico. Quando invece si torna al presente con “Venusia” e “Valley of the calm trees”, torna la delusione. Poi per fortuna ci pensa la doppietta “Two receivers”/”Magick”, davvero il momento della serata che riesce di più a scuotere i Magazzini, a riportare in alto il livello di adrenalina. Forse il pezzo che funziona di più tra i nuovi è proprio la titletrack “Surfing the void”, proposta nei bis ad anticipare la chiusura con i fuochi d’artificio di “Atlantis to Interzone”, la canzone migliore mai scritta dai Klaxons, acida e coinvolgente. Il gruppo è abile a piazzarla in fondo alla scaletta, riuscendo così a lasciare un’ottima impressione finale. Lo dimostra la soddisfazione del pubblico che, appena passate le undici e un quarto, torna soddisfatto a casa. Un trucco abile, ma che non basta a cancellare i tanti dubbi iniziali.

(Giovanni Ansaldo)

Setlist:

Flashover

The Same Space

As above, so below

Gravity’s rainbow

Venusia

Golden skans

Twin flames

Valley of the calm trees

Two receivers

Magick

Cypherspeed

Echoes

Encore:

It’s not over yet

Surfing the void

Atlantis to Interzone


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TAGS: Concerti, Klaxons, Live, Magazzini Generali, Milano, Reports

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