Concerti, Pains Of Being Pure At Heart: la recensione dello show di Milano




Concerti, Pains Of Being Pure At Heart: la recensione dello show di Milano 24 nov 2010 - Sintetizzando al massimo, si può dire che un concerto può essere visto come un dare e avere. La band da qualcosa, il pubblico la riceve. Il pubblico poi ricambia e la band prende di rimando questo regalo che può essere, in base alla risposta, all’evento e alla serata, più o meno consistente. Va considerato anche l’aspetto commerciale: la gente paga per uno spettacolo, la band si mette all’opera. Quella del Tunnel è stata una data un po’ particolare per i talentuosi Pains Of being Pure At Heart. E lo dico da grande estimatore della band quale sono. Particolare perché come set ha saputo dare buoni spunti: quattordici pezzi, molti dal (bel) disco d’esordio omonimo, altri dall’ottimo ep “Higher than the stars”, b-sides e via dicendo. Acustica buona, non troppa gente… insomma, tutto nella norma. Hanno funzionato come sempre “Young adult friction”, “Come saturday”, “Everything with you” accorpata alla sua b-side gemella “The pains of being pure at heart” e la bella “Contender” suonata come primo pezzo al rientro dal solo Kip Berman e relativa chitarra. Anche le più recenti “103”, “Heart in your heartbreak”, “Higher than the stars” e “Say no to love” sono sembrate perfettamente amalgamate con il resto del repertorio. La band ha evidentemente fatto un ulteriore passo avanti rispetto al concerto di giugno 2009 al Magnolia. Ai tempi si esibirono poco meno di un’oretta in un buonissimo concerto con complimenti reciproci a profusione. Un set che mi fece una bella impressione, tanto da convincermi a tornare per questa data di novembre. Era ancora una band acerba quella del Magnolia, diversa da quella che si è mostrata sul palco del Tunnel, nettamente più matura e a proprio agio sia con la platea, sia con la propria musica. Mi riesce difficile allora digerire fino in fondo un set durato poco meno di cinquanta minuti, nonostante i quattordici pezzi in scaletta (tra l’altro uno in meno rispetto alla setlist stesa sul palco) e la discreta risposta del pubblico milanese. Una sensazione di premura insolita, considerando anche che i pezzi di cui stiamo parlando raramente superano i tre minuti. Se l’avessero presa un po’ più con calma, non sarebbe certo stato un delitto. Il set dei POBPAH invece è letteralmente volato, un pezzo dietro l’altro. Poche parole se non un ricordo del già citato concerto al Magnolia (“un concerto splendido… c’eravamo divertiti tanto, era stato davvero pazzesco”) che ho come il sospetto sia diventato un amarcord fin troppo ingombrante, quasi zero pause e tutti a casa. Come se la band avesse suonato “in prestito” per una platea vuota un soundcheck di qualità di cinquanta minuti, rigorosamente pathos free. Belle canzoni, buonissima musica: ribadisco che ho un debole per questi ragazzi di New York e per il loro sound così vicino a Jesus and Mary Chain e Cure da far venire ripetuti attacchi di malinconia. Però un concerto è un dare e avere e i Pains si sono dati un po’ pochino. Aspettarsi qualcosina di più dei magrissimi tre quarti d’ora proposti al secondo passaggio nel nostro paese, era più che lecito. Vabbè, per questa volta li rimandiamo a settembre. Perché si può dire tutto, ma alla fine i Pains (in forma o meno) si torna sempre volentieri a sentirli.
    (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “This love is fucking right”
  “103”
  “Young adult friction”
  “Come saturday”
  “A teenager in love”
  “Higher than the stars”
  “Heaven's gonna happen now”
  “Heart in your heartbreak”
  “Stay alive”
  “Everything with you”
  “The pains of being pure at hearts”
  encore
  “Contender” (Kip Berman solo)
  “Say no to love”
  “Gentle sons”
 


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TAGS: Concerti, Live, Milano, Pains of Being Pure at Heart, Reports, Tunnel


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