Concerti, Interpol: la recensione dello show di Milano




Concerti, Interpol: la recensione dello show di Milano 18 nov 2010 - I sogni a volte diventano realtà. E ieri sera il sogno di tutti i presenti si è magicamente realizzato: il ritorno degli Interpol in grande, grandissimo stile. Ore 20.30, Palasharp, Milano. Il palazzetto è gremito ma vivibile, l’ atmosfera si comincia a scaldare con il live dei Surfer Blood (dalla Florida), è la prima volta che vengono in Italia, sono emozionati e si sente. Dopo tre quarti d’ora di rock virato all’indie, qualche minuto di pausa e arrivano loro, il piatto forte. Salgono sul palco in gruppo, la poca luce ed il fumo permettono di riconoscerne a stento le sagome. Daniel Kessler accarezza le corde della sua chitarra, Paul Banks inizia a cantare: il live si apre con “Success”. Ed è un boato generale. Paul, con un “grazie” pronunciato in modo impeccabile, introduce i presenti nella New York degli Interpol: scura, scurissima. Si prosegue con “Say hello to the angels”, “Narc” e “Length of love”. Il pubblico, tra i più eterogenei presenti ad un concerto, scalpita e gli Interpol si scaldano a dovere. I più attenti avranno notato il “passo del grillo” sfoderato da Kessler dopo il primo brano: doppio incrocio e saltello laterale, un vero idolo. Sembra che il tempo si sia fermato, tutto è avvolto da un’aura indefinibile, la musica ti entra dentro e non puoi fare altro che essere pervaso dalle onde, potenti e dolci al tempo stesso, rilasciate dagli strumenti degli, ormai tre, Interpol dopo la dipartita di Carlos D. Tanti brani del passato, come “My chemestry”, “Slow hands”, la bellissima “C’mere”, estratta dal secondo album “Antics”, uno dei più riusciti del gruppo, e “NYC”, brano di amore/odio verso la loro città natale, straordinaria quanto crudele. Non manca, però, qualche pezzo del nuovo album eponimo, come “Summer well”, “Lights” e “Barricade”, sulla quale Banks sfodera, nella nostra lingua madre: “‘Barricade’, come si dice in italiano? Non lo so!”. L’idioma scorrevole sarà merito di Valeria Bilello, compagna di Kessler? Chi lo sa. Il live scorre bene e gli Interpol sono davvero carichi. Intanto il Palasharp si è riempito fino all’inverosimile: i mille flash e le luci dei cellulari sembrano stelle nella notte, il buio rende tutto ancor più avvolgente. Banks e soci, elegantissimi nei loro completi total black, minimal come la scenografia sul palco, chiudono con “PDA”, “Memory Serves” e “Not even jail”. Salutano e spariscono dietro le quinte. Applausi a scroscio e incitazioni del pubblico li fanno uscire nuovamente per altri tre pezzi: l’emozionante “The lighthouse”, “Evil”, apprezzatissima dai presenti, e il pezzo forte, “The Heinrich Maneuver”, che chiude un concerto sicuramente degno di nota. Chiunque abbia pensato che gli Interpol fossero gelidi ha avuto la prova che non lo sono affatto. Sarà che sono di parte, che seguo i “boys from NYC” dai tempi di “Turn on the bright lights”, che aspettavo questo concerto da tempo e che a Milano non pioveva da circa 24 ore, ma le sensazioni provate sono davvero indescrivibili, e chi c’era può confermare. Ringrazio gli Interpol per l’ora e mezza davvero ben suonata e splendidamente cantata, nonchè il gentile benefattore che ha perso una t-shirt del concerto accanto alla mia auto.


(Rossella Romano)

Setlist

Success

Say Hello To The Angels

Narc

Length of Love

Summer Well

Rest My Chemistry

Slow Hands

C’mere

NYC

Barricade

Take You On A Cruise

Lights

PDA

Memory Serves

Not Even Jail

The Lighthouse

Evil

The Heinrich Maneuver




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TAGS: Concerti, Interpol, Live, Milano, PalaSharp, Reports

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