Concerti, National: la recensione dello show di Milano
17 nov 2010 - Dopo averli visti dal vivo, ci si può concedere perfino un azzardo: i National sono una delle band più importanti di questo decennio. Lo dicono i loro album, su tutti lo splendido “Boxer”. Ma soprattutto lo dicono i loro concerti, dove la cupa sobrietà di Matt Berninger e compagni, così evidente nelle loro prove in studio, viene scardinata, fatta a pezzi. La stessa voce del cantante è diversa: a tratti diventa un urlo rauco, quasi disturbante. A volte sembra imprecisa, fuori luogo. Ma è solo un’impressione, perché in realtà questo è uno dei veri punti di forza dei National dal vivo, è quello che li rende più viscerali e coinvolgenti. Perfino quando sono lontani da Brooklyn, il luogo che li ha adottati e che ormai è la loro nuova casa. Perfino quando sono in Europa, dall’altra parte del mondo.La data di Milano, unica del loro tour italiano, ne è stata la conferma ulteriore. Sono quasi le dieci quando la band sale sul palco, accolta da un Alcatraz tutto esaurito. L’inizio è affidato alla soffice ballata “Runaway”. Matt è vestito di scuro, con tanto di giacca, panciotto e cravatta. La barba, come al solito, è lunga e incolta. Poi ad aumentare il ritmo ci pensa “Anyone’s ghost”, forse il pezzo più pop mai scritto dai National. La scaletta è principalmente costruita su “High violet”, l’ultimo album in studio del quintetto, ma le incursioni nel passato per fortuna ci sono eccome. Ecco che non potevano mancare i pezzi di “Boxer” come “Mistaken for strangers”, questa sera non brillantissima, la splendida “Slow show” ma soprattutto “Squalor victoria”, uno dei momenti migliori della serata, che dal vivo è ancora più scura e marziale che su disco. Già qui sul finale Berninger sfodera i primi urli, rompendo per la prima volta la compostezza iniziale. Il gruppo ogni tanto torna ancora più indietro nel tempo, rispolverando addirittura le canzoni di “Alligator”, disco bellissimo e molto sottovalutato. Ecco allora “Abel”, che il frontman introduce come “Una canzone ispirata dalla Bibbia” e la delicata “Daughters of the Soho riots”. A chiudere la prima parte dello show ci pensa un trittico niente male: la band suona di seguito “England”, impreziosita da un bel finale con i fiati, l’inno anti-Bush “Fake empire”, accolta calorosamente dal pubblico, e una sorprendente “About today”, ripresa addirittura dal “Cherry tree Ep” del 2004 e costruita su un dolce arpeggio di chitarra. La vera chicca della serata. Il suono dei National dal vivo è davvero compatto: le chitarre restano spesso sottotraccia, mentre sugli scudi c’è sempre la sezione ritmica che è il vero cuore pulsante della loro musica, soprattutto grazie ad un grande batterista come Bryan Devendorf. Peccato per qualche piccolo intoppo tecnico, che costringe prima a cinque minuti di pausa, ed esecutivo, che rovina poi “Conversation 16″ per un errore del cantante. Il pubblico sembra comunque soddisfatto e segue il concerto con grande attenzione più che con vero e proprio trasporto. Finita la setlist regolare il gruppo si rintana nel backstage, sono circa le undici. Sembra finita, ma la parte migliore deve ancora arrivare. I bis si aprono con un altro pezzo inaspettato. “Non la suoniamo da un sacco di tempo, speriamo di non rovinarla”, dice il chitarrista Bryce Dessner prima di attaccare “Lucky you”, un pezzo lento e malinconico di grande impatto. Poi tocca a “Mr.November”, scelta da Barack Obama per la sua campagna elettorale alle ultime primarie democratiche, e soprattutto a “Terrible love” concludere il concerto con l’ultima e fortissima scarica emotiva, così bella da togliere il fiato. Sull’ultimo pezzo Matt Berninger scende in mezzo al pubblico portandosi dietro il filo del microfono, arrivando persino ad arrampicarsi su una tribuna laterale per cantare le ultime strofe. E poi mentre il resto della band finisce il pezzo, sparisce dal retro dell’Alcatraz. Fuori piove, ma c’è il tour bus pronto ad aspettarlo. La strada del ritorno verso casa, verso New York, è ancora lunga. Nel frattempo, per fortuna, i National sono passati da Milano.
(Giovanni Ansaldo)
Setlist:
“Runaway”
“Anyone’s Ghost”
“Mistaken For Strangers”
“Bloodbuzz Ohio”
“Slow Show”
“Squalor Victoria”
“Afraid Of Everyone”
“Available / Cardinal Song”
“Conversation 16″
“Sorrow”
“Apartment Story”
“Abel”
“Daughters Of The Soho Riots”
“England”
“Fake Empire”
“About Today”
Encore:
“Lucky You”
“Mr. November”
“Terrible Love”
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TAGS: Alcatraz, Concerti, Live, Milano, National, Reports
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