Concerti, !!! (chk chk chk): la recensione dello show di Milano




Concerti, !!! (chk chk chk): la recensione dello show di Milano 16 nov 2010 - Nic Offer, vocalist, frontman e band leader dei !!! (Chk Chk Chk), è un incrocio perfetto tra Ewen Bremner (lo Spud di Trainspotting) e il mai dimenticato William Katt, alias Ralph Supermaxieroe, protagonista assoluto dell’omonima serie andata in onda su Italia1 circa una trentina di anni fa. Lo dico perché è impressionante come Offer sia il mash up vivente più azzeccato che io abbia mai visto e inoltre perché gli unici elementi “valutabili” della performance del nostro (super) eroe sul palco con i !!! di ieri sera sono l’aspetto, la presenza scenica e le movenze (che si meritano un capitolo a parte). No, non la voce, quella possiamo anche non considerarla visto che di tutto lo show dei !!! non si è capita una parola. Va bene, Nic non parla un inglese troppo comprensibile e sembra che abbia perennemente una patata in bocca, ma non credo sia suo il “merito”. Chi ha orecchie per intendere… Comunque. Magazzini Generali, !!! o Chk Chk Chk che dir si voglia, aperti dai nostri Iori’s Eyes, il tutto in un lunedì sera finalmente autunnale, uggioso e freddo come stagione vuole. Intorno alle otto e mezzo si aprono i cancelli e i primi a entrare sono una quarantina di persone che possono assistere all’apertura della band milanese alle nove in punto. Il tutto dura circa una mezz’oretta, la platea va riempiendosi mentre gli Iori’s si danno da fare maneggiando una via di mezzo tra il classico indie e il più anzianotto shoegaze, con qualche tastiera in più e un suono più vivace e corposo rispetto alle altre volte in cui mi era capitato di sentirli dal vivo (una in acustico alla Casa 139, ma quella non conta). Avvisto un paio di Ministri (per la precisione Federico Dragogna e Michele Esposito) venuti appositamente per supportare la band amica e, giusto il tempo di prendere una bottiglietta d’acqua al bancone, ecco salire sul palco i !!!. Le luci sono ancora accese (perché poi?), la gente non si accorge di nulla almeno finché partono un paio di applausi via via più convinti e finalmente il set può avere inizio. E forse non è troppo corretto parlare di set, quanto di una specie di one man show, condotto da uno scatenato Nic Offer, un derviscio danzereccio che già al secondo pezzo rompe il confine scavalcando le transenne e facendosi il primo di tanti giri in platea, madido di sudore e in preda a quelle che sembrano convulsioni dance. Qui il report si divide in due. Da una parte bisogna rendere conto dell’ottima prestazione della band che, seppur relegata sullo sfondo, è la vera protagonista del suono corposo a metà tra la dance e il funky, con basso e doppia batteria a costruire un vero muro ritmico indubbiamente efficace. Le casse pompano e gli elementi per un live infuocato ci sono tutti. Si parte con “AM/FM”, seguita da “Wannagain wannagain” e “The most certain sure”. “Jamie, my intentions are bass” è forse il miglior pezzo di tutta la serata (e dell’ultimo disco “Strange weather, isn’t it?”), potente, funky, trascinante, quasi da jam. Arriveranno poi “Must be the moon” “Steady as the sidewalk cracks”, “Yadnus” (ottima), “Me and Giuliani down by the school yard” in versione dopata nell’ordine dei dieci minuti (tanto che sembra di essere arrivati al finale in netto anticipo), “The hammer” (segnata in scaletta come “Cokie”) e dalla conclusiva “Heart of hearts”, l’unica di cui si può decifrare qualche parola (giusto perché il ritornello “Heart of hearts” ripetuto ad libitum è inconfondibile).

Mentre la band suona, dall’altra parte l’attenzione è totalmente calamitata dalle gesta funamboliche di Offer, che per tutta la durata del set non sta fermo un secondo. Balla, salta, corre per i Magazzini generali (sopra e sotto), suda copiosamente in una trance che ci regala un campionario di smorfie dall’allucinato al tramortito, si lancia in coreografie trash dalle movenze ambigue alla “febbre del sabato sera” tirando il fiato solo quando la band necessita di un attimo di tregua tra un pezzo e l’altro. Quando sembra essere sparito dal palco, ti volti ed eccolo sulla balaustra a ballare da solo incitando la platea evidentemente presa in contropiede da cotanta energia travolgente. La platea, ecco. Si sente che è lunedì sera. I Magazzini non sono pieni fino all’orlo ma c’è una buonissima affluenza, cosa che conferma l’interesse verso la band, indipendentemente dal giorno e dall’ora. L’inizio della settimana incide invece sull’umore un po’ di tutti, perché anche con tutta la buona volontà e dopo essere stati conquistati da un treno in corsa come Offer, un weekend e una pesante giornata di lavoro sulle spalle si fanno sentire. L’encore ad ogni modo è danzereccio al punto giusto. La platea è conquistata, la band gira a pieno regime e “All my heroes are weirdos” e “Intensify” sono la degna chiusura del tutto. Devo ammettere che è stato tutto molto divertente, e che la band ci sa fare. Eppure peccato. Peccato per il giorno, i lunedì non lasciano scampo. Peccato per la voce non pervenuta (anche i Magazzini non lasciano scampo). Poteva essere una bolgia, è stata una bella festicciola. I Chk Chk Chk hanno comunque gradito, tant’è che, con anche un pizzico di sufficienza, Offer proclama sculettando “se ci volete di nuovo, invitateci a qualche festival estivo”, ignaro che dalle nostre parti i festival estivi si contando sulle dita di una mano simpsoniana. Di sicuro non si sono risparmiati, guadagnandosi ampiamente i diciotto euro più prevendita del biglietto.

(Marco Jeannin)

SETLIST

“Am/Fm”

“Wannagain wannagain”

“The most certain sure”

“Jamie, my intentions are bass”

“Must be the moon”

“Steady as the sidewalk cracks”

“Yadnus”

“Me and Giuliani down by the school yard”

“The hammer”

“Heart of hearts”

Encore

“All my heroes are weirdos”

“Intensify”




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