Concerti, Gaslight Anthem: la recensione dello show di Milano




Concerti, Gaslight Anthem: la recensione dello show di Milano 10 nov 2010 - It’s only rock’n’roll but i like it…e mi sarebbe piaciuto ancor di più se l’audio fosse stato all’altezza della situazione. Le ipotesi al riguardo sono molte e disparate e tutte con un fondo di verità, così come i motivi e le giustificazioni, ma il vero è che a Milano non sono molti gli spazi dove poter assistere a un concerto, per dirla con mia nonna, in grazia di Dio. Non si richiede e pretende la formidabile acustica del teatro di Epidauro ma almeno un minimo di decenza e rispetto per i padiglioni auricolari questo sì. Per essere onesti fino in fondo non è semplice fare una recensione del concerto non inficiata dalle cattive condizioni sopra dette, veramente il fastidio e il dispiacere di non poter seguire con la giusta tensione e attenzione lo show tanto atteso di quella che è una delle più piacevoli realtà dell’attuale panorama rock americano con la erre maiuscola è molto grande. Comunque sia, dopo il tiro punk dei dozzinali Sharks e il folk cantautorale tutto ugola, chitarra e violino di Chuck Ragan, i quattro Gaslight Anthem guadagnano il palco alle 22.20 tenendo la scena per 90 minuti. Un’ora e mezza tirata e senza soluzione di continuità nella quale i ragazzi del New Jersey mettono in mostra le loro qualità: una buona presenza scenica e tecnica con la giusta chimica dove l’uno è al servizio dell’altro e ancor di più della musica, al carisma del frontman Brian Fallon che ha in quantità energia e talento misto a quel pizzico di ruffianeria essenziale per conquistare il favore della platea e, last but not least, un repertorio fatto di canzoni con sostanza e tanta ciccia attaccata che danno l’impressione di poter crescere e maturare come il buon vino con il trascorrere del tempo.



La sensazione avuta è di una band nel pieno del processo di crescita che dal furore e dalla caciara (nel senso più pregevole e nobile del termine) punk sta veleggiando verso un rock più classico e d’autore, un viaggio che dai Green Day più grezzi sta portando verso le rive del conterraneo Bruce Springsteen. Il pubblico gremisce quasi fino al sold out i Magazzini Generali e, nel frastuono generale, mostra di essere schierato a fianco della band sin dal primo riff e di gradire, accompagnando con cori e agitar di braccia, le “indispensabili” “American slang”, “Great expectations”, “Miles Davis and the cool” e “Meet me by the river’s edge”. Dopo averli visti all’opera si può affermare che i Gaslight Anthem sono tra i depositari del futuro del rock americano e noi possiamo dormire sonni abbastanza tranquilli nell’attesa della definitiva maturazione e di rincontrarci più avanti lungo la strada in una arena ancora più grande.
    (Paolo Panzeri)
  TRACKLIST
  The spirit of jazz
  Boxer
  The diamond church street choir
  We came to dance
  The ’59 sound
  Wherefore art thou, Elvis?
  Wooderson
  Miles Davis and the cool
  Old white Lincoln
  Even cowgirls get the blues
  I’d called you Woody, Joe
  Angry Johnny and the radio/if I had a boat
  Meet me by the river’s edge
  Blue jeans & white t-shirts
  The queen of lower Chelsea
  American slang
  Bring it on
  Great expectations
  Encore
She loves you
Red in the morning
Orphans
Here’s looking at you, kid
Backseat




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