Chrissie Hynde e JP Jones: 'Il nostro disco è una conversazione a quattr'occhi'
11 nov 2010 - Un bar nel quartiere londinese di Highgate, più o meno due anni fa: al quinto vodka orange, una Chrissie Hynde annoiata e soprapensiero viene abbordata da JP Jones, ruspante rocker gallese in crisi professionale (la sua band, Grace, si è sciolta da poco). L’ approccio casuale diventa un incontro fatale: Hynde, 59 anni, e Jones, 32, si scambiano sms, si frequentano, si innamorano, si lasciano, restano amici, fanno un disco insieme: “Fidelity!”, uscito a nome di JP, Chrissie & the Fairground Boys, così intitolato in omaggio a Castro e all’Avana dove le canzoni hanno preso forma. Il gruppo ha già sostituito i Pretenders nel cuore della Hynde, facendole rivivere gli entusiasmi degli esordi. “E’ successo tutto in modo totalmente inatteso”, racconta al telefono dagli Stati Uniti a fianco dell’ormai inseparabile JP. “Mi trovavo a un party a cui non avrei voluto essere, lui si sentiva nella stessa condizione. E dopo quell’incontro le nostre vite sono cambiate completamente. Non ci avevo mai provato, prima d’ora, a scrivere un disco con un’altra persona, ero abituata a proporre le mie canzoni a una band. Però è stato tutto facile, spontaneo, naturale. Io e JP ci siamo accorti subito che tra noi c’era un’alchimia speciale. Il merito, devo ammetterlo, è soprattutto suo: credo che lui potrebbe collaborare con chiunque.” Confessa di essere rimasta colpita dalle qualità melodiche del giovane musicista, che ricambia i complimenti: “Chrissie ha una grande onestà, nelle sue canzoni parla sempre di cose reali”. Mai come in “Perfect lover”, il pezzo che apre l’album e che descrive senza veli né pudori la sua eccitazione e frustrazione per un amore impossibile (“Ho trovato l’amante perfetto ma ha la metà dei miei anni/imparava a camminare quando io indossavo la mia prima fede nuziale”). “Un testo fin troppo personale, forse” ammette Chrissie. “Ma il fatto è che all’inizio non avevamo neanche in mente di fare uscire un disco: le canzoni sono nate come una specie di conversazione privata tra di noi. Le abbiamo scritte per noi, su di noi, insieme. Se quel brano è così autobiografico e descrittivo è perché non l’avevamo necessariamente inteso come una cosa destinata al pubblico. Come molti autori, quando scrivo non penso a chi mi ascolterà ma a soddisfare una mia esigenza personale”. Il secondo brano, “If you let me”, ha un’energia rock figlia dello stesso entusiasmo.
“Non saprei dire com’è venuto fuori”, dice JP. Ma la fonte d’ispirazione principale è stato un film svedese di vampiri che avevamo visto insieme, ‘Let the right one in’ ” (“Lasciami entrare”, nella versione italiana). “C’è un filo che lega tutte le canzoni”, interviene Chrissie. “Fanno tutte parte di un unico racconto, riguardano la nostra storia d’amore e riflettono la nostra differenza d’età”. Usando a più riprese, a cominciare dalla copertina e dal nome scelto per la band (che annovera al basso un musicista di origini romane, Vezio Bacci), la metafora del luna park. “E’ un ambiente che mi ha sempre affascinato e a cui mi sono già ispirata in altre mie canzoni”, conferma la Hynde. Mentre per JP fa parte della vita reale…” “Sì”, conferma Jones, “il luna park è una parte importante della mia tradizione familiare. Ci sono vissuto fin da bambino, nell’ambiente delle giostre. E’ qualcosa che mi è molto vicino, e mi risulta naturale parlarne”. Jones e Hynde si dividono oneri ed onori del disco, e JP canta da solo la ballata country “Leave me if you must”, debitrice di Johnny Cash: “Come il resto del disco”, spiega, “l’abbiamo scritta insieme e avremmo dovuto cantarla a due voci. E’ successo, però, che per realizzare il demo più velocemente avevo fatto tutto per conto mio. E quando Chrissie ha sentito la mia traccia vocale mi ha convinto a inciderla da solo. Tra l’altro, la canto in una tonalità insolita per me, è stata un’esperienza nuova”. “Non importa di chi sia l’idea originale di questa o quella canzone”, sostiene la Hynde. “Quel che conta è che le abbiamo scritte tutte uno di fronte all’altra, guardandoci negli occhi”. L’avventura, e la pubblica rappresentazione della loro vicenda privata, continua sul palco (la band ha appena concluso un tour americano). “Dal vivo”, spiega Chrissie, “facciamo qualche altro pezzo preso dal repertorio di JP. E apriamo il set con una canzone che avrebbe dovuto stare sull’album ma di cui ci eravamo completamente dimenticati. Si intitola ‘If you were my age’ e nasce da una domanda che mi fece JP: se avessi la mia età, mi chiese, mi sposeresti e faresti dei bambini con me? Ovviamente, non lo posso più fare”. E la canzone di Bon Iver, ‘Skinny love’? “Era in scaletta quando ci esibivamo in acustico, ora che siamo accompagnati dalla band l’abbiamo abbandonata. Ma è una bella canzone, credo che prima o poi la riprenderemo”. JP, intanto, ha scritto un pezzo per le imminenti festività natalizie, “Christmas soon”… “Sì, e uscirà appunto per Natale”, conferma la Hynde. “Abbiamo voglia di scrivere altre cose insieme, ma il tour appena concluso e le interviste promozionali non ci hanno lasciato finora il tempo per farlo. Con i Fairgrounds, comunque, abbiamo già pianificato altri tre album”. E i Pretenders, che presto saranno in tour in Australia e Nuova Zelanda accanto ai Blondie? “Con loro potrei continuare all’infinito, ma non credo che alla gente oggi interessi più di tanto. E io stessa non ci tengo a essere nostalgica, preferisco fare qualcosa che possa risultare rilevante per la cultura popolare del momento”. Che non sembra starle troppo a cuore, considerando le parole poco tenere che ha riservato in recenti interviste alle nuove pop star al femminile (“sembrano tutte attrici porno soft”). “Il rock è un’altra cosa. E l’ultima grande artista rock’n’roll, per quanto mi riguarda, è stata Wendy O. Williams (la compianta leader dei Plasmatics, ndr). Mai più visto niente di simile”. Indipendente e senza peli sulla lingua come sempre, Chrissie. Che ha anche detto addio alle major discografiche, oggi che con JP gestisce la sua etichetta discografica La Mina Records. “Il vantaggio”, spiega Jones, “è che possiamo prendere ogni decisione da soli, senza dover rendere conto a nessuno. Siamo noi a decidere quali singoli pubblicare, facciamo tutto di testa nostra”. “E dobbiamo stare anche attenti alle spese, visto che paghiamo noi”, precisa Chrissie. “Avevamo dei soldi da parte e li abbiamo usati per finanziare il nostro progetto. Il che è un bene, perché quando si lavora con un budget molto ridotto si è stimolati a essere più creativi. Troppo denaro distrugge la creatività”.
TAGS: Blondie, Bon Iver, Chrissie Hynde, Grace, Johnny Cash, Jp Chrissie & the Fairground Boys, JP Jones, La Mina, Plasmatics, pop/rock, Pretenders, Vezio Bacci, Wendy O Williams
“Non saprei dire com’è venuto fuori”, dice JP. Ma la fonte d’ispirazione principale è stato un film svedese di vampiri che avevamo visto insieme, ‘Let the right one in’ ” (“Lasciami entrare”, nella versione italiana). “C’è un filo che lega tutte le canzoni”, interviene Chrissie. “Fanno tutte parte di un unico racconto, riguardano la nostra storia d’amore e riflettono la nostra differenza d’età”. Usando a più riprese, a cominciare dalla copertina e dal nome scelto per la band (che annovera al basso un musicista di origini romane, Vezio Bacci), la metafora del luna park. “E’ un ambiente che mi ha sempre affascinato e a cui mi sono già ispirata in altre mie canzoni”, conferma la Hynde. Mentre per JP fa parte della vita reale…” “Sì”, conferma Jones, “il luna park è una parte importante della mia tradizione familiare. Ci sono vissuto fin da bambino, nell’ambiente delle giostre. E’ qualcosa che mi è molto vicino, e mi risulta naturale parlarne”. Jones e Hynde si dividono oneri ed onori del disco, e JP canta da solo la ballata country “Leave me if you must”, debitrice di Johnny Cash: “Come il resto del disco”, spiega, “l’abbiamo scritta insieme e avremmo dovuto cantarla a due voci. E’ successo, però, che per realizzare il demo più velocemente avevo fatto tutto per conto mio. E quando Chrissie ha sentito la mia traccia vocale mi ha convinto a inciderla da solo. Tra l’altro, la canto in una tonalità insolita per me, è stata un’esperienza nuova”. “Non importa di chi sia l’idea originale di questa o quella canzone”, sostiene la Hynde. “Quel che conta è che le abbiamo scritte tutte uno di fronte all’altra, guardandoci negli occhi”. L’avventura, e la pubblica rappresentazione della loro vicenda privata, continua sul palco (la band ha appena concluso un tour americano). “Dal vivo”, spiega Chrissie, “facciamo qualche altro pezzo preso dal repertorio di JP. E apriamo il set con una canzone che avrebbe dovuto stare sull’album ma di cui ci eravamo completamente dimenticati. Si intitola ‘If you were my age’ e nasce da una domanda che mi fece JP: se avessi la mia età, mi chiese, mi sposeresti e faresti dei bambini con me? Ovviamente, non lo posso più fare”. E la canzone di Bon Iver, ‘Skinny love’? “Era in scaletta quando ci esibivamo in acustico, ora che siamo accompagnati dalla band l’abbiamo abbandonata. Ma è una bella canzone, credo che prima o poi la riprenderemo”. JP, intanto, ha scritto un pezzo per le imminenti festività natalizie, “Christmas soon”… “Sì, e uscirà appunto per Natale”, conferma la Hynde. “Abbiamo voglia di scrivere altre cose insieme, ma il tour appena concluso e le interviste promozionali non ci hanno lasciato finora il tempo per farlo. Con i Fairgrounds, comunque, abbiamo già pianificato altri tre album”. E i Pretenders, che presto saranno in tour in Australia e Nuova Zelanda accanto ai Blondie? “Con loro potrei continuare all’infinito, ma non credo che alla gente oggi interessi più di tanto. E io stessa non ci tengo a essere nostalgica, preferisco fare qualcosa che possa risultare rilevante per la cultura popolare del momento”. Che non sembra starle troppo a cuore, considerando le parole poco tenere che ha riservato in recenti interviste alle nuove pop star al femminile (“sembrano tutte attrici porno soft”). “Il rock è un’altra cosa. E l’ultima grande artista rock’n’roll, per quanto mi riguarda, è stata Wendy O. Williams (la compianta leader dei Plasmatics, ndr). Mai più visto niente di simile”. Indipendente e senza peli sulla lingua come sempre, Chrissie. Che ha anche detto addio alle major discografiche, oggi che con JP gestisce la sua etichetta discografica La Mina Records. “Il vantaggio”, spiega Jones, “è che possiamo prendere ogni decisione da soli, senza dover rendere conto a nessuno. Siamo noi a decidere quali singoli pubblicare, facciamo tutto di testa nostra”. “E dobbiamo stare anche attenti alle spese, visto che paghiamo noi”, precisa Chrissie. “Avevamo dei soldi da parte e li abbiamo usati per finanziare il nostro progetto. Il che è un bene, perché quando si lavora con un budget molto ridotto si è stimolati a essere più creativi. Troppo denaro distrugge la creatività”.
TAGS: Blondie, Bon Iver, Chrissie Hynde, Grace, Johnny Cash, Jp Chrissie & the Fairground Boys, JP Jones, La Mina, Plasmatics, pop/rock, Pretenders, Vezio Bacci, Wendy O Williams
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