Concerti, Soulfly: la recensione dello show di Milano




Concerti, Soulfly: la recensione dello show di Milano 07 nov 2010 -  Massimiliano Antonio Cavalera, più noto come Max Cavalera, nato a Belo Horizonte in terra carioca da genitori italiani, è il leader dei Soulfly, e prima con il fratello Igor, dei Sepultura. Il padre, Graziano Cavalera, è stato l’ambasciatore italiano in Brasile, ed è grazie a lui che il piccolo Max, tra le altre cose, alla tenera età di otto anni è stato battezzato da Papa Paolo VI. Ecco, un po’ di italiano Max lo parla. Quello che sale sul palco dei Magazzini è una specie di santone del metal, barbuto e sovrappeso (come sempre accompagnato dalla sua immancabile chitarra a “bandiera brasiliana”), una via di mezzo tra Alan Moore, Babbo Natale e un barbone. Il set dei Soulfly scatta alle otto e trentacinque, forse un po’ prestino rispetto alle solite tabelle di marcia: sentire i Soulfly appena dopo cena, o magari dopo una lunga e intensa giornata di lavoro appena terminata potrebbe rivelarsi una bella mazzata. Un set ovviamente tiratissimo, della durata totale di un’ora e un quarto, dove Max e compagnia mettono sul piatto la bellezza di diciannove pezzi sparati a raffica. Un muro sonoro sostenuto dagli amplificatori dei Magazzini portati a livelli proibitivi. Mi piazzo in zona mixer, fuori dal pogo e dalla calca delle prime file. Non c’è tantissima gente, il locale è pieno per metà. Il classico “pochi ma buoni”. Ci sono invece i pezzi dell’ultimo “Omen” che vengono presentati, e qualche chicca presa dal repertorio passato, sia dei Soulfly che dei Sepultura, per la gioia dei fan di vecchia data. Non c’è tempo per respirare, i pezzi sono in pratica collegati l’uno all’altro senza interruzione se non per qualche raro cambio di chitarra o per far tirare il fiato a Joe Nunez alla batteria, un vero metronomo infaticabile. Le macchine del fumo lavorano a pieno regime anche in platea, dove si sta un gran bene, ma si ha anche la sensazione di essere appena entrati in una palude popolata da alligatori con il chiodo. Suggestivo. Fino a “Porrada”, quindi per i primi undici pezzi in scaletta, la band sputa decibel tanto da far nascere qualche dubbio sulla tenuta fisica dei quattro sul palco. Superbe “Back to primitive”, la violentissima “Kingdom” e la cover dei Sepultura “Refuse and resist”. Come faranno a stare li sopra ogni benedetta sera, solo loro lo sanno. Ecco quindi arrivare il provvidenziale assolo di batteria e percussioni sotto forma di jam: i quattro Soulfly si mettono dietro ai tamburi e la vena brasiliana della band inizia a farsi sentire con tutto il suo calore quasi tribale. Ed è qui che il piccolo Max, rende orgoglioso Paolo VI, pronunciando le prime parole del set, nel momento più sobrio dello stesso: un bel bestemmione in perfetto italiano. La platea cede completamente, si registrano le prime avvisaglie di pogo duro e via verso la conclusione con “Frontlines” e “Carved inside” a dividersi la scena. L’encore è anticipato da un piccolo siparietto tra Nunez e la platea che lancia la volata a “Roots, bloody roots”, esattamente quello che serve per caricare a dovere tutti i presenti, un encore condito nuovamente da qualche bestemmia sempre in collaborazione con le prime file entusiaste, e da un paio di altre paroline sobrie d’incitamento. I Soulfly sono una band letale dal vivo, delle vere macchine. Non sbagliano un colpo e, probabilmente complice la tempistica un po’ tirata (c’è sempre il solito dj set del venerdì a pressare fuori dalla porta), mettono in piedi uno spettacolo denso e arcigno, sicuramente molto interessante da vedere. Max Cavalera è la calamita al centro del palco per tutti quelli che hanno passato l’adolescenza con i Sepultura nelle orecchie, ma anche per chi si è avvicinato al genere qualche anno dopo. Poco prima delle dieci le luci si accendono e la serata termina tra le proteste di chi ne avrebbe voluto ancora. Le note “leggere” di “Children of the grave” dei Black Sabbath invece sono la più che degna conclusione di una serata metal che registra un bel dieci alla voce Soulfly.

(Marco Jeannin).

SETLIST


“Blood fire war hate”

“Prophecy”

“Back to primitive”

“Seek ‘n’ strike”

“I and I”

“Babylon”

“Kingdom”

“Refuse and resist” (Sepultura)

“Bloodbath and beyond”

“L.O.T.M / Walk” (Pantera)

“Porrada”

“Drums jam”

“Troops of doom (Sepultura)

“Frontlines”

“Carved inside”

“Arise / Dead embryonic cell” (Sepultura)

“Rise of the fallen”

encore

“Roots bloody roots” (Sepultura)

“Jumpdafuckup / Eye for an eye / Children of the grave” (Black Sabbath)


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TAGS: Concerti, Live, Magazzini, Milano, Reports, Soulfly

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