Concerti, Coral: la recensione dello show di Milano
02 nov 2010 - Prima i Black Mountain, poi i Black Angels e infine i Coral. Questa stagione di concerti milanesi sembra essere proprio all’insegna della nostalgia: tutte le band sopracitate, passate recentemente dalla città lombarda, hanno una cosa in comune: nonostante la giovane età, sembrano letteralmente uscite fuori dalla macchina del tempo. Soprattutto quella di James Skelly, che sul recupero del passato ha proprio costruito una carriera, sin dall’omonimo esordio del 2002. Il Tunnel, che li ospita per la loro unica data italiana, è abbastanza pieno nonostante il ponte e le condizioni meteo non proprio fantastiche. Ad aprire le danze, alle nove e mezzo, ci pensa “More than a lover”. E si capiscono subito un paio di cose: il gruppo, insieme ai fonici, ha costruito dei suoni impeccabili e tutto si sente davvero bene, dalle chitarre alle voci. La maggior parte dei brani in scaletta sono estratti dall’ultimo e acclamatissimo disco “Butterfly House”, quello che Mani dei Primal Scream ha definito “Il miglior album dai tempi degli Stone Roses”. Un complimento esagerato, ma anche dal vivo possiamo confermare che queste canzoni funzionano davvero bene. Spiccano su tutte “Roving jewel”, l’acida “Butterfly house” e soprattutto il singolo “1000 years”, che sembra rubata a Crosby, Stills Nash&Young. Le canzoni vecchie ci sono, ma sono disseminate qua e là con sorprendente parsimonia. Tra queste le più riuscite sono sicuramente “Spanish main”, che introduce a sua volta “Who’s gonna find me”, la delicata “Pass it on” e “Goodbye”, suonata nei bis e che scatena l’entusiasmo del pubblico. Come detto, il recupero quasi certosino del rock “classico” fatto dai Coral è davvero impressionante. Soprattutto, quello che colpisce è l’uso delle voci, delle chitarre – molte acustiche – e dei cori, che anche dal vivo riescono a trasmettere le atmosfere a cavallo tra Byrds, Emerson Lake&Palmer e Beach Boys. C’è anche spazio per qualche cover, come la beatlesiana “Things we said today” e “Everybody’s talking” di Fred Neil. L’ennesima dimostrazione di quanto ai Coral piaccia più guardare al passato che al futuro. Peccato per il frontman James Kelly, che nonostante l’indiscutibile bravura non è certo un trascinatore: suona imbronciato per tutto il concerto, si asciuga il sudore passando un asciugamano sul suo caschetto biondo – al Tunnel stasera faceva veramente caldissimo – e non dice quasi una parola, dando l’impressione di non essere minimamente trasportato dalla musica che suona. A chiudere la scaletta ci pensano le ottime “Dreaming of you” e “North parade”, che si porta dietro una lunga coda psichedelica che esalta gli assoli del chitarrista Bill Ryder-Winter. Dispiace però non aver sentito la scanzonata “In the morning”, forse una delle canzoni più attese e inspiegabilmente lasciata fuori dalla setlist. Quando il gruppo lascia il palco dopo l’encore sono già passate le undici. Il pubblico li saluta tra gli applausi, mentre James Skelly è il primo a sparire nel backstage, stremato dal caldo e con il solito broncio dipinto sul viso.(Giovanni Ansaldo)
Setlist:
More than a lover
Roving jewel
Walking in the winter
Jacqueline
In the rain
Two faces
Green is the colour
1000 years
Coney island
Spanish main/Who’s gonna find me
Pass it on
Butterfly house
Falling all around you
Things we said today
Everybody’s talking
She’s coming around
Calendars and clocks
Encore:
Rebecca you
Goodbye
Dreaming of you
North parade
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TAGS: Concerti, Coral, Live, Milano, Reports, Tunnel
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