Nomadi, voglia di cover: 'Siamo nati interpreti'




Nomadi, voglia di cover: 'Siamo nati interpreti' 25 ott 2010 - Cappelli da chef, panciotti e papillon da cameriere, i Nomadi (ospiti della Fondazione Exodus di Don Mazzi) servono gnocco  fritto, reggiano con aceto balsamico, gnocchetti al castelmagno, fassona e altre prelibatezze. Ma la portata principale del menù è il nuovo disco "RaccontiRaccolti" che esce domani 26 ottobre nei negozi, undici cover d'autore (Zucchero, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Luciano Ligabue, Edoardo Bennato, l'imprescindibile Francesco Guccini) più (a grande richiesta del pubblico) un brano autografo eseguito in concerto ma finora disponibile solo su Internet,  "Due re senza corona". "Sì, lo so, con le cover arriviamo quasi per ultimi" premette Beppe Carletti, che fa gli onori di casa mentre gli altri si danno da fare in cucina e tra i tavoli. "Però che c'è di male? Siamo sempre stati interpreti, arriviamo da una generazione che con le cover aveva assoluta familiarità: le hanno fatte anche i Beatles e i Rolling Stones. Ci piaceva l'idea di confrontarci con gente che scrive in maniera molto diversa da noi, però non abbiamo voluto stravolgere il senso degli originali: non ci piacciono le cover che modificano accordi ed armonie, a me sembra quasi un insulto all'autore. Così ci siamo limitati a scegliere arrangiamenti in linea con il nostro stile. A 'Piero e Cinzia' di Antonello Venditti abbiamo agganciato 'Redemption song' di Bob Marley:  è venuto naturale, gli accordi sono più o meno gli stessi". Difficoltà di adattamento? "Nessuna, è stato un disco facilissimo da realizzare. Nessuna fatica, e gran divertimento: a noi piace ancora un sacco suonare. Non c'era niente da inventare, è stato un lavoro in discesa. I racconti erano già lì, noi ci siamo limitati a raccoglierli: da lì quel titolo un po' gucciniano".
Di Guccini ("il nostro socio, abbiamo cominciato insieme") hanno scelto "Autogrill": "Perché è in linea con il nostro modo di essere. Con tutti i concerti che facciamo, gli autogrill sono la nostra seconda casa... Gliela abbiamo fatta ascoltare, la nostra versione, e gli è piaciuta. Ovviamente abbiamo optato per canzoni che fossero in sintonia con la nostra faccia e la nostra storia, mica potevamo fare 'Figli delle stelle' o canzonette pop da sedicenni. E bisognava anche che fossero nelle  corde del nostro cantante, Danilo Sacco: è stato lui a voler fare 'Vent'anni' di Massimo Ranieri, l'unico pezzo non cantautorale del disco".
Qualcosa sarà rimasto fuori..."Ovvio. Bertoli e Battisti erano già stati ripresi, così come Battiato e Fossati. Su De André ha lavorato di recente la PFM... Siamo orgogliosi di avere scelto Ivan Graziani, un grande autore troppo sottovalutato. Mentre tra Vasco Rossi e Ligabue ho optato per quest'ultimo: Vasco è uomo da palco e da slogan, oltre che un grande cantante, ma i testi di Luciano per me hanno più profondità". Soprattutto quello scelto dai Nomadi, "Il giorno di dolore che uno ha": "L'ho voluta personalmente", spiega Carletti, "perché è stata scritta in ricordo di un amico, il giornalista Stefano Ronzani, che era anche una presenza assidua al nostro Tributo ad Augusto" (Daolio, il mitico primo cantante della formazione). Nella tradizionale kermesse che si svolge nel mese di febbraio a Novellara i Nomadi hanno ospitato, oltre a lui, Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri e Zucchero: "In una sua canzone aveva ripreso 16 battute di un pezzo cantato da Augusto, mi era sembrato un tributo sincero. Quando è venuto da noi abbiamo 'provato' i pezzi a tavola, poi sul palco abbiamo improvvisato un bel blues: era emozionato, come Roberto Vecchioni a Sanremo: mi piacciono gli artisti che sanno ancora provare queste sensazioni. Con Zucchero, per 'Hey man', abbiamo inciso l'unico duetto: ci stava, perché lui ha cantato la parte in inglese del testo. E il pezzo lo abbiamo scelto insieme".
Niente "impegno" sociale, stavolta? "No, e per noi è una novità anche se abbiamo sempre cantato anche l'amore. Ci sarebbero anche troppe cose da dire, sull'Italia di oggi...Ma c'è un tempo per la riflessione e uno per la contestazione. Siamo stati contestati anche noi, in passato: ai tempi di 'Dio è morto', nel '68, gli anarchici a Reggio Emilia ci obbligarono a interrompere un concerto. Oggi l'Emilia è cambiata, lo senti anche dalla parlata della gente: solo gli indiani e i pakistani se la sentono di alzarsi alle quattro per accudire a mucche e maiali. Molti nostri concittadini, ma purtroppo non tutti, hanno la pancia piena. Come quegli artisti che si proclamano a favore della musica gratis su Internet... Le canzoni che abbiamo scelto per questo disco, invece, sono lo specchio di una certa Italia del passato. Vedremo come reagirà il nostro pubblico". La prova del nove sarà come sempre dal vivo, con il tour in partenza il 13 novembre da Ascoli Piceno (sedici tappe già fissate, fino al 28 dicembre). "La gente, ai nostri concerti, viene per sentire le canzoni dei Nomadi; di cover ne faremo quattro o cinque per sera, a rotazione" spiega Carletti. Che forse ha già in testa qualche idea per celebrare degnamente il cinquantennale della band, nel 2013. "Insomma, mancano ancora tre anni: la festa per i quarant'anni, a Riccione, fu un'apoteosi. Un concertone celebrativo a San Siro? Ma no, noi siamo attaccati alle nostre radici. E a dimensioni più umane: ai nostri spettacoli vengono due-tremila persone per volta, e ognuno ci lascia un messaggio. Come faremmo a conservare un rapporto così, in uno stadio?"
 



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