Concerti, Trentemoller: la recensione dello show di Milano
16 ott 2010 - La serata non era iniziata troppo bene. Coda all’uscita della tangenziale, lavori che rallentano il traffico anche alle otto di sera quando con tutta la buona volontà pensi che comunque non siamo all’ora di punta e che in qualche modo, forse, te la potrai ancora cavare. Non a Milano: qui è sempre l’ora di punta. E per di più se quelli intorno a te capiscono che hai un pelino fretta, sei spacciato. La mia marcia di avvicinamento ai Magazzini Generali per la seconda data italiana (dopo Roma) di Anders Trentemøller, è stata caratterizzata quindi dalla oramai solita paura di arrivare in ritardo, imbottigliato nel traffico milanese del venerdì. Raggiunti i Magazzini intorno alle otto e mezza, con mio grande stupore mi rendo conto però che non solo non sono in ritardo, ma sembra addirittura che io si a arrivato in anticipo. Nessun teenager che pressa per chissà quale dj set, nessuna coda. Riesco a conquistare la prima linea a ridosso delle transenne senza il minimo sforzo, e a godermi l’apertura dei Chimes & Bells in santa pace in compagnia di una trentina di persone. I Chimes & Bells sono un duo danese guidato dalla bionda Cæcilie Trier che propone un delicato mix di Indie e Alternative sul depresso andante, ma comunque piacevole e ben strutturato. Sul palco pochi strumenti e tanta buona volontà, elemento quanto mai necessario quando ci si ritrova a suonare per pochi intimi. Ad ogni modo l’apertura è più che degna e prepara al set principale del dj e produttore danese di passaggio in Italia per presentare il suo secondo album, “Into the great wide yonder”, pubblicato a maggio di quest’anno. I Magazzini lentamente, ma con costanza, si riempiono e, quando manca un quarto alle dieci, la capienza è ottimale e il set può avere inizio. Il palco è allestito con una serie di quinte a scomparsa agghindate con delle strisce di stoffa rossa che, una volta posizionate, trasformano il tutto in una sorta di gabbia. E’ attraverso le maglie di questa gabbia che s’intravede l’ingresso della band che accompagna Trentemøller: batteria, basso e chitarra e due vocalist che si alternano anche alle percussioni. In mezzo a tutti si posiziona Anders: capello corto, abito scuro. E scuro è anche il set che per un’ora e trentacinque minuti abbondanti riempie i Magazzini di quel mix di elettronica, trip-hop, indie e perché no industrial che ha fatto e sta facendo la fortuna di questo ragazzo residente a Copenaghen, in attività dal 1997. Le casse pompano, la gente si diverte e in pochissimo si viene catapultati dentro il sound massiccio che arriva dal palco. Un sound decisamente più votato alla componente Techno-Industrial che a quella Trip hop: se su disco il riferimento potevano tranquillamente essere i Portishead, faccia a faccia la sensazione è più quella di confrontarsi con un giovane Trent Reznor (ovviamente fatte le debite proporzioni). La scaletta da par suo si divide tra il vecchio e il nuovo in maniera abbastanza equa, con pezzi come “… Even though you’re with another girl”, “Past the beginning of the end”, “Sycamore feeling” e la stupenda “Tide” (che si candida ad essere uno dei pezzi rivelazione di quest’anno) a rappresentare il nuovo, e dall’altra parte quelle “quasi” vecchie glorie già rodate sul palco, vedi “The very last resort” e la delicatissima “Miss you” accolta con entusiasmo in modo particolare dalla parte femminile (una parte sostanziosa) della platea, o la caricatissima “Silver surfer, ghost rider go!!!”, il pezzo ideale per chiudere in piena carica agonistica il set. Le orecchie dolgono e il tempo per rifiatare è molto poco. L’encore è composto da un pezzo solo, “Moan”, forse la più attesa dal pubblico milanese, la chiusura ideale che permette anche ai più ingessati di sciogliersi quell’attimo e decretare il buon successo della serata. Serata che si chiude poco dopo le undici nell’evidente soddisfazione generale. Tolgo il disturbo con la testa che inizia a farsi sentire e assolutamente colpito dalla bontà del set. Trentemøller versione live è un compendio di elettronica senza troppi compromessi, a tratti cupa, ipnotica e di ottima fattura, che dal vivo si rivela molto più aggressiva di quanto si possa immaginare. La colonna sonora ideale per ribaltare un venerdì sera iniziato non troppo bene. (Marco Jeannin) … Leggi l'articolo originale …
TAGS: Concerti, Dj Anders Trentemoller, Live, Magazzini Generali, Milano, Reports, trentemoller
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