Concerti, Goldfrapp: la recensione dello show di Milano




Concerti, Goldfrapp: la recensione dello show di Milano 08 ott 2010 - Che sarebbe stato un concerto “cool” lo si poteva immaginare, ma non fino a questo punto. Basta pronunciare solamente il nome del gruppo protagonista del concerto ai Magazzini Generali, che si apre un mondo: parlo dei Goldfrapp. Ore 21, via Pietrasanta 14: all’interno del locale una piccola folla è stipata a ridosso del palco, la gente c’è ma si sta comodi. Al piano superiore sono stati già occupati i posti migliori: scendo e mi posiziono tra una varietà di individui a dir poco singolari: tantissimi “fashionisti” (e c’era da aspettarselo), clubber moderati e persone comuni. Le luci si abbassano e il palco comicia a brillare. Salgono i musicisti, due donne e due uomini. E poi arriva lei, Allison Goldfrapp.
  Tra lievi scie di vento, riccia che più riccia non si può, vestita con un abito fatto da frange spesse di materiale vinilico, Allison intona le prime note di “Crystalline Green”. La voce della cantante è davvero perfetta, sembra di ascoltare un disco e sul palco è una vera diva. I musicisti non sono da meno, ma di sicuro è lei la regina della serata. Il live prosegue con i brani tratti principalmente da “Head First”, ultimo album della band: ci sono tutti i pezzi più famosi, da “Alive” a “Believe”, e ovviamente “Rocket”, che incendia la pista. Ballano tutti, persino un signore distinto sulla sessantina, uno dei cosiddetti “insospettabili”. Nonostante il volume decisamento basso, l’atmosfera è carica, ed Allison accende gli animi con brani come “Ride a white horse”, “Number one” e la stra-nota “Ooh La La “, che suscita il delirio di molti. Un concerto ben calibrato, tra brani nuovi e meno recenti, un mix tra sonorità ricche di synth, stile Depeche Mode prima maniera, raffinatezze alla Roisin Murphy ed electro “spinta”, che caratterizza i Goldfrapp dei primi tempi. Il resto dei brani sono estratti da “Black Cherry” del 2003, da “Supernature” del 2005 e da “Seventh Tree” del 2007. Un concerto bello da vedere e da ascoltare, senza effetti secenici particolari, se non le luci e i tre cambi d’abito di Allison che, nell’ordine, è passata dal primo vestito ad un abito color argento dalle balze onnipresenti ad una lunga giacca a frange rosa shocking. Se si chiudevano gli occhi per un istante sembrava di essere in club newyorkese degli anni ‘80 (anche se i Goldfrapp sono inglesi), in cui Grace Jones era la regina assoluta.
  Il live si chiude con “Strict machine” e arriva, a malincuore, il momento di tornare a casa. Vado via dai Magazzini con una sensazione di benessere, ma di poca sazietà musicale, aspettandomi forse un concerto un po’ più ricco.  Impossibile, comunque, non restare abbagliati da Allison Goldfrapp (dall’età davvero indefinibile) stasera, una vera e propria regina del dancefloor, degna di competizione con la “material girl” Madonna.
  (Rossella Romano)
Setlist:
Crystalline Green
Dreaming
I Wanna Life
Number 1
Alive
Believer
Shiny and Warm
Train
Ride a White Horse
Ooh La La
Primo Bis:
Little Bird
Hunt
Secondo Bis:
Rocket
Strict Machine
 


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TAGS: Concerti, Goldfrapp, Live, Magazzini Generali, Milano, Reports

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