Pooh, primo album in trio: 'Un disco da concerto, con l'entusiasmo di una volta'




Pooh, primo album in trio: 'Un disco da concerto, con l'entusiasmo di una volta' 07 ott 2010 - Pooh ReGeneration. “Dove comincia il sole”, che esce nei negozi martedì 12 ottobre (ma è già disponibile da oggi, 8 ottobre, in una elegante “luxury edition” in edizione limitata), mostra il trio in grande spolvero. Talmente sicuro di sé da aprire la scaletta con una clamorosa suite da undici minuti e mezzo, manco fossimo nei ruggenti anni ’70: un maestoso rock sinfonico con lunga coda strumentale che già ci si immagina infiammare i fan in concerto. “Una scelta coraggiosa, no?”, osserva Red Canzian. “Non abbiamo voluto pensare alle radio, ai limiti che il mercato ogni tanto vuole imporre ai musicisti. Al contrario, abbiamo lavorato in estrema libertà per ribadire, soprattutto a noi stessi, che siamo musicisti vivi, attenti. Mi aveva colpito una frase pronunciata da Dodi, nel momento in cui eravamo lì a interrogarci sul nostro futuro: non è che un artista può smettere di essere artista. Gino Paoli resta Gino Paoli per tutta la vita. E noi resteremo sempre i Pooh, anche se un giorno dovessimo scioglierci”. Per il momento, non se ne parla proprio. E, a proposito, come si sta in tre? “Si sta più larghi”, sorride Battaglia. “Certo che ci siamo chiesti se fosse il caso di proseguire. Ma i Pooh sono un’istituzione, un grande sogno da portare avanti. Il problema era quello di fare i conti con il nostro passato. Continuare aveva senso solo se fossimo stati in grado di fare qualcosa che reggesse il confronto. Dopo questi ultimi anni concitati, ci siamo ritrovati prima di tutto umanamente, Verificato che eravamo in grado di andare avanti, ci siamo tuffati in questo nuovo progetto per noi molto stimolante. A quasi sessant’anni, e dopo 45 anni di attività, è come una nuova sfida. Non vediamo l’ora di proporlo dal vivo, il nuovo disco: la stesura dei pezzi e gli arrangiamenti sono stati concepiti immaginando proprio di suonarlo in un posto come il Forum di Assago, davanti a undicimila persone”. Al Forum si esibiranno il 30 novembre, nel corso di un tour che parte il 23 novembre da Rimini, per poi toccare  Eboli, Roma (il 27), Livorno e, a dicembre, Conegliano (il 2) e Mantova (il 3). Con la nuova formazione a sei: oltre al batterista americano Steve Ferrone (già presente in studio),  anticipa Roby Facchinetti, “avremo alle tastiere Danilo Ballo, che con Dodi ha arrangiato l’album. Mentre alla chitarra si unirà a noi  Ludovico Vagnone, un musicista torinese di grande esperienza che ha vissuto a lungo in Spagna e lavorato in tutto il mondo.Ci sarà da divertirsi, questo è sicuro, perché questa formazione a sei per noi è una novità assoluta. Oggi vogliamo fare solo le cose che ci divertono. E in un momento come questo sentivamo la voglia di dimostrare che sappiamo ancora scrivere canzoni, che abbiamo ancora delle cose da dire. In tour saremo una macchina da guerra:  abbiamo tanta voglia di suonare, di salire sul palco e di rivisitare alcuni brani del passato che abbiamo già individuato. Abbiamo ancora una gran voglia di fare questo mestiere, che è il più bello del mondo”.





Il primo rodaggio è avvenuto con un breve e inedito tour acustico in trio tra Stati Uniti e Canada, davanti alle cascate del Niagara: “Avevamo un contratto firmato da tempo, come quartetto”, spiegano in coro. “Abbiamo chiesto al promoter se ci voleva anche in tre. Dopo la sua risposta affermativa, abbiamo dovuto  decidere cosa fare. Ci siamo messi alla prova e il pubblico, in gran prevalenza italiano, ha reagito molto bene: qualcuno ci ha fatto notare che si capivano meglio le parole, che risaltavano meglio certe parti corali. E’ stata un’esperienza fantastica. E ci  è servita per annusarci, per capire che effetto faceva essere per la prima volta in tre sul palco”. Orfani di Stefano D’Orazio e con gli occhi puntati addosso, il ritorno lo hanno preparato con cura. “Ci abbiamo messo nove mesi, a fare il disco. Il tempo di una gravidanza”, annuisce Red. “Eppure le cose sono state più facili, in tre non si formano squadre e si fa prima a mettersi d’accordo. L’interazione tra noi è migliorata, ci siamo ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda. Stavolta non ci siamo limitati ad ascoltare reciprocamente i brani che ognuno portava in studio, li abbiamo voluti suonare insieme. Nessuna decisione a tavolino: e così alcuni pezzi che credevamo capolavori si sono dimostrati inadatti al progetto, altri che sembravano minori sono cresciuti e sono diventati irrinunciabili. Ecco perché il disco funziona. Ogni canzone ha il suo senso. Mentre in passato, lo ammetto, molto spesso abbiamo fatto dischi in cui alcune canzoni avrebbero anche potuto non esserci. Stavolta ci sono storie epiche come ‘Dove comincia il sole” e pezzi che trattano  argomenti importanti, di attualità: come ‘Reporter’, che racconta la storia di una giornalista. Ma anche le storie d’amore come quelle di ‘Amica mia’, ‘Isabel’ e ‘Il vento nell’anima’, se ci fate caso, vengono raccontate con una nuova attenzione alla figura femminile, e con una nuova maturità. Ecco, questi Pooh a me piacciono molto perché sono un po’ diversi da quelli di prima. Non credo che un disco così sarebbe mai stato concepito se non ci fosse stato il distacco da Stefano, quello scossone che ci ha fatto ritrovare la passione e la voglia di divertirci che avevamo agli inizi”.  E’ un disco di storie, di personaggi e di immagini forti, “Dove comincia il sole”. Ma non un “concept”… “Se c’è un tema unificante, è quello del sogno”, spiega Roby. “Nel pezzo che intitola il disco immaginiamo quel mondo ideale che ognuno di noi si porta dentro. Anche nelle canzoni d’amore, o in una favola come ‘L’aquila e il falco’, ispirata alla figura di Attila, c’è questo filo conduttore: un mondo intimo, profondo, in cui ognuno di noi mette le cose che più ama. La musica stessa è un sogno, ti accende la fantasia e ti fa volare. Per questo abbiamo aggiunto una parte strumentale a ‘Dove comincia il sole’: volevamo lasciare l’ascoltatore libero di viaggiare con la fantasia, di immaginare l’angolo di mondo in cui vorrebbe rifugiarsi. E poi, come diceva mio nonno Abramo, i sogni non costano niente..” Musica e donne sono passioni ricorrenti, nella storia e nelle canzoni dei Pooh. Passioni ricorrenti, e a volte confliggenti: “Il conflitto c’è sempre”, annuisce Dodi. “Mia moglie me lo fa notare sempre: la mia testa, come quella di qualunque musicista, è sempre un po’ altrove. A pensare a quel che hai appena suonato o a quello che suonerai di lì a un attimo. Molti gruppi si disfano per questione di donne. E’ successo ai Beatles, e anche ai Pooh: qualcuno se n’è andato per dare più spazio alle proprie compagne. I musicisti sono egoisti? Non più degli altri esseri umani, credo: il  musicista è una persona che ascolta molto, e poi fa da tramite. Ma spesso, è vero, non si dà completamente. Riserva una parte di se stesso alla creatività”.  Che oggi, per i Pooh, diventati completamente autonomi e indipendenti, significa anche fare i discografici di se stessi (in partnership con il distributore ArtistFirst): “E’ così, anche se è dal 1976 che ci autoproduciamo”, spiega Facchinetti. “Alla Warner abbiamo sempre consegnato il prodotto finito, copertine comprese,  perché lo stampassero e distribuissero. Non avevamo mai sentito l’esigenza di occuparci anche di quello. Se lo avessimo fatto, forse oggi avremmo un paio di scarpe in più a testa…Ora che la musica vive una fase di grande trasformazione abbiamo pensato che fosse giunto il momento. Ci siamo decisi anche perché crediamo molto in questo progetto: basti pensare che abbiamo investito esattamente il doppio rispetto al nostro precedente cd di inediti, ‘Ascolta’ ”. “Così facendo”, aggiunge Dodi, “abbiamo rinunciato a una agiatissima vita di minimi garantiti. Quei minimi garantiti con cui le case discografiche hanno rovinato la vita a se stesse e a un sacco di artisti… Una cosa del genere la fai solo se ci credi per davvero: noi ci crediamo, e ci mettiamo i nostri soldi”.    



TAGS: ArtistFirst, Beatles, Danilo Ballo, Dodi Battaglia, forum assago, Gino Paoli, Ludovico Vagnone, musica italiana, Pooh, Red Canzian, Roby Facchinetti, Stefano D'Orazio, Steve Ferrone, Video, Warner

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