Concerti, EELS: la recensione dello show di Milano




Concerti, EELS: la recensione dello show di Milano 21 set 2010 - Nonostante i precedenti concerti milanese degli Eels si fossero tenuti in un luogo raccolto come la sala concerti del Conservatorio di Milano, per la tappa del tour con cui il cantautore californiano e la sua nuova band hanno deciso di promuovere l’ultimo capitolo della sua discografica, “Tomorrow morning” è stato scelto lo spazioso Alcatraz che, per l’occasione è stato utilizzato usando solo metà della sua area. Un concerto degli eels non è mai una certezza perché il loro leader, Mr. E., si annoia a girare il mondo in tour e, per questo motivo, ogni sua esibizione lo vede presentarsi al pubblico con formazioni diverse e, sopratutto, approcci diversi. Per questo tour ha deciso così di riscoprire l’anima rock-blues già esplorata nel precedente album “Hombre lobo” e di portare sul palco i musicisti che lo hanno accompagnato in studio come il fido The Chet, già polistrumentista nei precedenti live, ora alla chitarra, P-Boo alla seconda chitarra, l’imperscrutabile Kool G Murder al basso, Knuckles alla batteria e Mr. E a voce e chitarra. L’apertura del concerto spetta cantautrice inglese Alice Gold, seguita da una compilation selezionata “ad hoc” per il pubblico locale contenente alcune canzoni popolari e becere imitazioni italo-americane della musica italiana. Dopo questa tortura arriva finalmente il momento degli eels con gli affiatatissimi Mr.E e The Chet che aprono il concerto con due brani lenti tratti dalle ultime produzioni: purtroppo ultimamente E ha deciso di scrivere canzoni pescando qua e là dal suo archivio di melodie, così, quando il pubblico sente un giro di chitarra preso da uno dei suoi pezzi più celebri, vedi “Railroad man”, tutti rimangono a bocca asciutta sentendo una canzone nuova che al sapore amarognolo della quasi-cover. Dopo l’intro melanconica la band sale al completo, tutti dotati di lunghe barbe e occhiali da sole, a metà tra gli ZZ Top e lo stesso E che si presenta con un’imbarazzane (o buffo, che dir si voglia) tuta da imbianchino/gelatiere con l’aggiunta di una bandana da zingaro accompagnata da orecchino scintillante messa a incorniciare la sua barba da uomo-lupo. E’ tempo di rock e subito il quintetto parte all’assalto di brani come “Prizefighter”, “Tremendous dynamite” e cover di Rolling Stones (“She said yeah”) e Loovin’ Spoonful (“Summer in the city”). Gran parte della scaletta viene dedicata agli ultimi tre album che, almeno per chi scrive, non contengono certo la miglior produzione degli eels, così, quando finalmente ci viene concessa una tanto attesa “Saturday morning” ci viene inserita in un tremendo mash-up tra la stessa canzone e un mix di “La bamba” e “Twist and shout”. La dolce “I love birds” viene divelta da un arrangiamento punk rock che fa esaltare parte del pubblico, ma sicuramente delude i pochi romantici in sala. La delusione si fa ancora maggiore quando E lascia la chitarra per dedicarsi alla cover di “Summertime”di George Gershwin(nella versione di Billy Stewart ) tutt’altro che entusiasmante (provare per credere) , condendola di manierismi e scenette ben lontani dagli eels che conosciamo. La sensazione è che ancora una volta E e compagni abbiano voluto vestire un nuovo personaggio, proponendo sì un live ben suonato, ma dedicandosi più a loro stessi che al pubblico, rischiando più volte di strafare. Un esperimento fallito, almeno per quanto ci riguarda. (Giuseppe Fabris)


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TAGS: Alcatraz, Concerti, Eels, Live, Milano, Reports

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Gaetano Ma...
Marco è una recensione questa porcheria?
Gad Non capisci
'Non è che perché uno è in televisione dev’essere forte per forza. Può darsi anche che è in televisione perché ce l’hanno messo, oppure perché ha avuto culo.'
chi l'ha detto?
buon compleanno
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