EMI, Faxon ottimista: 'Viaggiamo già a quattro cilindri su sei'




30 ago 2010 - La EMI s’è rimessa in moto,  anche se non ancora a pieno regime. Parola di Roger Faxon, nuovo amministratore delegato della major inglese, che in un “domanda e risposta” con il giornalista Ed Christman di Billboard ricorre a un paragone motoristico, parlando di una società che procede “a quattro cilindri su sei”. “Dunque”, aggiunge, “ne abbiamo altri due da innescare per far funzionare le cose a dovere prima di arrivare, magari, anche ad otto”. La fiducia manifestata da Faxon si fonda sugli ultimi risultati finanziari pubblicati dalla EMI, che evidenziano (per l’anno fiscale chiuso il 31 marzo scorso) un fatturato di 1,7 miliardi di sterline (2,07 miliardi di euro) e un deficit pari a 512 milioni di sterline (624,5 milioni di euro): risultati tutto sommato confortanti, anche in considerazione di una buona situazione sul fronte della liquidità, con un flusso di cassa tornato ad aggirarsi intorno al 75 % del margine operativo lordo (EBITDA). “Gran parte della grande ristrutturazione della EMI è già stata completata”, ha spiegato l’ad, “e molto di quel lavoro è confluito nell’anno appena concluso. Un’altra piccola parte verrà a compimento nel corso di quest’anno fiscale”. E i debiti? Faxon minimizza, accusando la stampa di speculare troppo sulla vicenda: “In qualsiasi altra industria si direbbe che abbiamo fatto bene, nella nostra i nostri risultati indicano una svolta decisamente ragguardevole”. Grazie alle vendite registrate con Lady Antebellum, David Guetta,  Lily Allen, Depeche Mode, Robbie Williams – in Europa – e i remasters dei Beatles, e al successo delle canzoni amministrate dalla società di publishing, osserva Faxon, “abbiamo alzato leggermente i nostri ricavi, un risultato non da poco nelle condizioni attuali. Ma soprattutto abbiamo movimentato molto il conto dei profitti e delle perdite.  Quel che queste cifre dimostrano è che abbiamo un’ottima piattaforma da cui spiccare il prossimo salto”. La EMI tornerà in attivo nel corso del 2010? “Credo di sì”, anticipa l’amministratore delegato. “Il motivo per cui non ci siamo già riusciti quest’anno è il cosidetto ‘impairment charge’ con cui gli auditor hanno deciso di ridurre il valore degli asset in funzione del prezzo pagato tre anni fa da Terra Firma:  è un passivo che non si basa sul flusso di cassa. Non è irrilevante, per l’azionista, vedere che il valore dell’asset che ha acquistato è attualmente più basso di quanto lo aveva pagato. Ma è un fatto contabile che incide relativamente poco sulla capacità della EMI di sviluppare il proprio business”.    


TAGS: Beatles, Billboard, David Guetta, Depeche Mode, Ed Christman, EMI, industria musicale, Lady Antebellum, Lily Allen, Robbie Williams, Roger Faxon, Terra Firma

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