Spotify, tra ipervalutazione e management in fuga




19 ago 2010 - La valutazione di Spotify, il più popolare servizio ‘advertising based’ di streaming e distribuzione musicale digitale, è arrivata ad ammontare a 230 milioni di euro, coerentemente e proporzionalmente con l’ultimo investimento registrato nell’azienda svedese: si tratta di 11,6 milioni di euro che Sean Parker, co-fondatore di Napster, ha versato per ottenere il 5% della società (e sedere in consiglio d’amministrazione).
Nel frattempo, oltre agli ormai cronici ritardi di debutto negli Stati Uniti, accompagnati dallo scetticismo di una parte importante dell’industria capeggiata da Edgar Bronfman Jr., CEO di Warner Music Group, Spotify continua ad accusare defezioni ai piani alti del management. L’ultima riguarda Paul Brown, SVP del dipartimento ‘Strategic Partnerships’ che, proveniente da Pandora solo un anno fa, lascia il proprio incarico poco dopo l’abbandono di Rasmus Andersson, che ricopriva il ruolo di ‘lead designer’ del sito ed è approdato a Facebook.



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