Live Report: National @ Prospect Park, Brooklyn, New York, USA




29 lug 2010 - “Sapete, noi veniamo dall’Ohio ma ormai Brooklyn è la nostra vera casa”, dice Matt Matt Berninger appoggiandosi all’asta del microfono, quasi avesse bisogno di un momento per riprendere fiato. Ed è difficile dargli torto: è impossibile separare i National da New York, la città che li ha accolti negli ultimi anni e che ormai è la principale fonte di ispirazione per le loro canzoni. La band americana, per questa data all’interno dello storico festival “Celebrate Brooklyn” a Prospect Park, nel cuore del quartiere più popoloso della Grande Mela, gioca in casa e si vede. Quando i National salgono sul palco dopo il set dei Beach House, sono passate da poco le otto e mezza e il sole non è ancora tramontato. L’inizio, a sorpresa, è lento e sospeso: si parte con “Runaway”, una ballata estratta dall’ultimo disco “High Violet”. La voce di Berninger è da subito come te l’aspetti: profonda, rauca ed emozionante. La netta sensazione anche dal vivo è che sia proprio lui, grazie ai suoi toni baritonali, il vero collante della musica dei National, l’unico in grado di tenere insieme parole e musica del gruppo. Anche la sua presenza scenica, che inizialmente può sembrare timida, cresce progressivamente fino a diventare imponente.
La scaletta prosegue con la splendida “Mistaken for strangers”, suonata forse troppo presto. Il gruppo sceglie molti pezzi estratti dall’ultimo album: su tutte spiccano “Afraid of everyone”, sicuramente tra i pezzi più belli di quest’anno discografico, la malinconica “England”, che dal vivo rende ancor più che in studio, e l’omaggio ai loro luoghi di origine “Bloodbuzz Ohio”. Ma ovviamente non potevano mancare le canzoni di “Boxer”, il disco che li ha consacrati anche fuori dagli Stati Uniti: ecco dunque cinque minuti da brivido con una versione marziale e oscura di “Squalor victoria”, dove il cantato di Berninger diventa pian piano un urlo quasi barbaro e trascina band e pubblico in un finale da applausi.  Ecco allora “Apartment story”, che inizia con solo voce e chitarra e cresce velocemente. Anche chi sta dietro agli strumenti comunque non sbaglia un colpo: le chitarre di Aaron e Bryce Dessner sono sempre al posto giusto e Bryan Devendorf è uno dei migliori batteristi rock attualmente in circolazione, una vera macchina. I National comunque non mancano di pescare anche dai primi anni della loro carriera e recuperano così anche “Alligator”, forse il loro album più sottovalutato: basta sentire “Abel” dal vivo, dove Berninger da tutto sé stesso e forse qualcosa in più, per capirne la bellezza.
Il pubblico di casa è molto attento, ma anche sorprendentemente tranquillo. In Italia in un contesto del genere ci saremmo trovati in mezzo a spintoni e cori da stadio, mentre qui tutti ascoltano e applaudono con grande compostezza. Dopo più di un’ora e mezzo di set, il gruppo si ritira e torna per i bis: “Sorrow” apre l’ultima parte, “Mr November” la riscalda. Ma è il finale a regalare l’ultimo profondo tuffo al cuore: “Terrible love”, con la sua progressione lenta ma inesorabile, è la conclusione perfetta per un concerto del genere. Berninger si lascia andare come sempre e finisce di cantare in mezzo al pubblico, con i suoi urli soffocati e lo sguardo perso nel vuoto a raccogliere abbracci e carezze. Poi torna sul palco e ringrazia: “Sono felice che siate venuti a questa festa in onore del nostro quartiere. Sono vicino a casa, stasera torno in bicicletta”, sussurra mentre sorride sotto la folta barba, prima di sparire nella notte newyorchese. Scaletta: Runaway
Mistaken For Strangers
Anyone’s Ghost
Bloodbuzz Ohio
Baby, We’ll Be Fine
Slow Show
Squalor Victoria
Afraid Of Everyone
Little Faith
Available/Cardinal Song
Conversation 16
Apartment Story
Geese Of Beverley Road
Abel
Daughters Of The Soho Riots
England
Fake Empire Encore: Sorrow
Secret Meeting
Mr. November
Terrible Love


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