Sono passati ormai 15 anni e passa dalla dissoluzione dei Dire Straits, ma l’affetto verso la band non accenna a diminuire. Una doppia prova si è avuta nel corso del concerto milanese di Mark Knopfler, ultimo di un minitour italiano a supporto del disco solista “Get lucky”. La prima dimostrazione dell’affetto è che l’Arena Civica è strapiena. Il palco è messo sul lato lungo opposto alle tribune, con una platea seduta, e con ampi spazi non utilizzati sui lati delle gradinate. Ma la sensazione netta è che se ci fossero stati più posti ci sarebbe stata più gente. Knopfler arriva accompagnato dalla sua chitarra più famosa, la Fender Stratocaster rossa e bianca, ma è una delle tante che userà nel concerto. Si siede su uno sgabello e inizia a suonare: poco dopo ne spiegherà il motivo: si è da poco operato alla schiena ” e il mio medico mi ha proibito di ballare la disco”, scherza. Non ce ne sarebbe stato bisogno, perché ovviamente il concerto è impostato su ritmi abbastanza rilassati. La prima parte è incentrata sul folk-rock degli ultimi dischi, con la band a costruire un suono fatto di chitarre acustiche e flauto, su cui si inseriscono i tocchi di classe della chitarra di Knopfler; il climax di questa parte arriva nel crescendo di “Hill’s farmer blues” (da “Ragpicker’s dream”).
Subito arriva la seconda dimostrazione dell’amore per i Dire Straits: quando arriva l’uno-due “Romeo & Juliet” – “Sultans of swing” è un trionfo, con la gente che scatta in piedi, soprattutto su quest’ultima. Knopfler le suona con maestria, sfoderando nella prima parte di “Romeo & Juliet” quella National Guitar ritratta sulla copertina di “Brothers in arms”. Ma si vede che il suo cuore musicale è da un’altra parte, che si diverte di più quando ritorno al sound degli ultimi dischi. Dopo un’altro intermezzo di canzoni più recenti, la scena si ripete all’attacco di “Telegraph road”, di “Brothers in arms” e “So far away”. Nonostante la bellissima scena prima del bis – un roadie porta un vassoio con delle birre alla band, e la band brinda al proprio pubblico – c’è un poco di scollamento tra il Knopfler attuale e i suoi fa, anche se lui è e rimane un maestro, anche nel non farlo percepire troppo dando abbondanti soddisfazioni al pubblico.
Sia quel che sia, un gran concerto: Knopfler, nonostante le scelte musicali della carriera solista, non ha perso il tocco magico. Oggi è molto più americano di molti americani, per come sa reinterpretare a modo suo una tradizione musicale. Chapeau.
(Gianni Sibilla)