Concerti, Stevie Wonder: il resoconto dello show di Verona




Concerti, Stevie Wonder: il resoconto dello show di Verona 06 lug 2010 - Ore 21.50, le luci dell’Arena di Verona si abbassano e, nel buio, da solo, parte un potentissimo e “funkettonissimo” riff di tastiera. Solo dopo 30 secondi buoni l’occhio di bue illumina il palco, un boato di applausi ed eccolo lì, Lui, Stevie Wonder, in piedi, da solo, cammina piano ma deciso, con il suo inconfondibile dondolio a tempo di musica, arriva al centro del palco e attacca “My eyes don’t cry”. A quel punto si illumina l’intero palco, la formazione è grossomodo quella dell’ultimo tour che l’aveva visto in Italia due anni fa al Forum di Assago ed è di tutto rispetto. Verso la fine del pezzo Stevie inizia un assolo, si inginocchia, suona da sdraiato e, credetemi, con quella chitarra/tastiera mi ricorda Jimi Hendrix per l’attitudine, per quello che combina! (http://www.youtube.com/watch?v=44CdqzSwTB8)
L’entrata in scena è di quelle che non si dimenticano, Stevie dimostra subito di essere in grandissima forma e parte in quarta infilando una dietro l’altra: “Master Blaster”, “We Can Work It Out” (cover dei Beatles già rifatta da Stevie nel 1970, a cinque anni dall’originale) e “As If You Read My Mind”.
Siamo già al regime massimo, si può solo rallentare, infatti da qui segue una “cinquina” di lentoni che, per quanto possano smorzare i toni, mettono ancora più in risalto le doti dell’artista, ancor più esaltate dall’acustica dell’Arena. La voce di Stevie è cristallina, pura, pulita; lui lo sa e ci gioca, stravolge i pezzi, ripete le strofe con delle variazioni di tonalità, sembra un jazzista che improvvisa con il suo strumento.
Si rasenta il punto in cui un altro lento potrebbe essere decisamente troppo e, puntualmente, arriva “Higher Ground” a trasformare il posto in una bellissima balera e da qui in poi lo spettacolo si manterrà su ritmi abbastanza alti ed omogenei senza gli sbalzi iniziali.
Stevie, come detto, è a casa sua sul palco e la musica è il suo pane, fa quello che vuole con un’apparente naturalezza che ti lascia a bocca aperta, trova il tempo per giocare, scherzare tra una canzone e l’altra e anche durante i pezzi ed è proprio in questi momenti che noto un paio di nei: una regia video poco attenta a “seguire” gli spunti dell’artista e gli assoli dei singoli (alla fine, durante i ringraziamenti il regista sbaglierà persino le inquadrature dei membri della band). Il secondo neo è un pubblico forse poco in confidenza con l’inglese o forse timido (chissà?!) che non asseconda sufficientemente le richieste di Wonder a creare cori o sottofondi: due anni fa al Forum si era creata quasi una situazione da chiesa nera con coro gospel, mentre questa volta Wonder sembra tagliar corto capendo che non funziona… pazienza!
I tributi a Michael Jackson,(praticamente ad un anno esatto dalla sua scomparsa) saranno due: “Human Nature” con tanto di assolo di tromba (anche il grande Miles Davis ne aveva fatto una cover) e “I Want You Back” dei Jackson Five a dimostrazione che l’artista in oggetto oltre ad essere un mostro sacro della musica black dagli anni 60 ad oggi e che in parte ne ha scritto la grammatica, non dimentica i tributi ai grandi che lo hanno affiancato, percorso strade parallele: anche da queste cose si “pesa” il valore di un’artista che, come sempre, dimostra sempre di avere il sole dentro.
Siamo oltre il giro di boa e il concerto si avvia alla fine, il pubblico impazzisce ai primi accordi di “Signed, Sealed, Delivered I’m Yours”; colui che scrive invece impazzirà successivamente all’attacco di “My Cherie Amour” (uno dei miei pezzi preferiti che Stevie lascia cantare al pubblico, oltre diecimila persone, per tutta la prima strofa con i risultati sopra citati!), seguono i due superclassici “I Just Call To Say I Love You” e “Superstition” che regala l’ultimo momento danzereccio della serata.
Il concerto si chiude con un medley tra “Another Star” e “Happy Birthday” ed l sottoscritto non può che pensare di aver assistito ad una di quelle cose che non capitano tutti i giorni, però questa volta è successo, di lunedì per di più… esiste un modo migliore per iniziare la settimana?
  (Nicola “Webster” Zito)
  Setlist:
  1. My Eyes Don’t Cry
  2. Master Blaster (Jammin’)
  3. We Can Work It Out (The Beatles)
  4. As If You Read My Mind
  5. If You Really Love Me
  6. Ribbon In the Sky/Send One Your Love
  7. When I Fall In Love (Nat Kin Cole)
  8. Just The Way You Are
  9. Higher Ground
  10. Don’t You Worry ‘Bout A Thing
  11. Living For The City
  12. Human Nature (Michael Jackson)
  13. Uptight
  14. For Once In My Life
  15. Fingertips
  16. I want You Back (Jackson Five)
  17. Signed, Sealed, Delivered I’m Yours
  18. Isn’t She Lovely
  19. My Cherie Amour
  20. Sir Duke
  21. I Wish
  22. I Just Called To Say I Love You
  23. Superstition
  24. Free
  25. Another Star/Happy Birthday
 


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Matteo Angeletti Ottimo lavoro.
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