Concerti, Los Lobos: la recensione dello show di Milano




Concerti, Los Lobos: la recensione dello show di Milano 07 lug 2010 - C’era da immaginarlo: tra un ristorante argentino e un bar messicano, i Los Lobos si trovano perfettamente a loro agio (David Hidalgo ne approfitta, e si vede..). Il festival LatinoAmericando al Forum di Assago ospita la loro prima esibizione in Lombardia da cinque anni a questa parte, una fetta consistente del pubblico è di madrelingua spagnola  e per i “lupi” di East L.A. è un po’ come giocare in casa. Hanno un disco nuovo, “Tin can trust”, in uscita ai primi di agosto, ma lo snobbano completamente. Attaccano con “Evangeline”, “Don’t worry baby” e l’epica “Will the wolf survive”,  e per chi è abbastanza vecchio da ricordarlo è come fare un salto  indietro nel tempo, a quel primo concerto al Rolling Stone datato 1984 o giù di lì. I C’era da immaginarlo: tra un ristorante argentino e un bar messicano, i Los Lobos si trovano perfettamente a loro agio (David Hidalgo ne approfitta, e si vede..). Il festival LatinoAmericando al Forum di Assago ospita la loro prima esibizione in Lombardia da cinque anni a questa parte, una fetta consistente del pubblico è di madrelingua spagnola  e per i “lupi” di East L.A. è un po’ come giocare in casa. Hanno un disco nuovo, “Tin can trust”, in uscita ai primi di agosto, ma lo snobbano completamente. Attaccano con “Evangeline”, “Don’t worry baby” e l’epica “Will the wolf survive”,  e per chi è abbastanza vecchio da ricordarlo è come fare un salto  indietro nel tempo, a quel primo concerto al Rolling Stone datato 1984 o giù di lì. I Lobos sono così: una macchina da musica poderosa che si muove d’istinto e se ne frega della promozione, e pazienza se ogni tanto affiora un senso di déjà vu. “Chuco’s cumbia”, l’unico pezzo estratto dal “The town and the city” di quattro anni fa, testimonia una volta ancora l’amore che i chicanos, e in particolare il cantante e chitarrista Cesar Rosas (quello con gli occhiali scuri e pizzetto d’ordinanza), nutrono per un genere musicale  morbido, danzabile e sensuale nato in Colombia ma che in Messico e nei quartieri spagnoli di Los Angeles ha trovato una seconda patria. Siamo a un festival latino, normale che nel melting pot sonoro dei Lupi stasera la musica tradizionale, la cumbia e il tex mex prevalgano sul blues, sull’r&b e sul rock’n’roll: ecco “Luz de mi vida” (con un bell’assolo di flauto di Steve Berlin, sempre devastante e spettacolare quando imbraccia i suoi sax ), ecco “La pistola y el corazon” (che al gruppo nel 1989 fruttò un Grammy) e  “Los ojos de pancha”, ecco “Maricela” e “Mexico americano” (praticamente la carta d’identità della band), ecco “Cumbia raza”, una “Aj te dejo en San Antonio” d’antan e la struggente, appassionata “Volver volver” sdoganata al pubblico occidentale da Ry Cooder e Flaco Jimenez. Hidalgo imbraccia la sua fisarmonica a pulsanti, Conrad Lozano àncora il suono con le sue fluide e solidissime scale di basso, Louie Perez lascia la chitarra elettrica per strimpellare le corde della piccola jarana o sistemarsi, come ai vecchi tempi, alla batteria al posto dell’agile e muscolare Cougar Estrada (ormai promosso Lobo onorario).  Il pubblico balla e si diverte, le vuvuzelas sono troppo isolate per dare fastidio e anche le zanzare concedono una tregua. Gli intenditori e gli aficionados apprezzano soprattutto le raffinate atmosfere  cinematografiche di “Kiko and the lavender moon”, mentre “Teresa” è  l’unica gradita sorpresa della set list: un brano dimenticato, ripescato dal repertorio degli effimeri Los Superseven che qui si trasforma in una eccitante jam latina. Lo schieramento a tre punte (le chitarre elettriche di Rosas, Perez e Hidalgo, solista sopraffino) si esibisce negli omaggi al rocker chicano Richie Valens, “Come on let’s go” e l’immancabile “La bamba” che chiude le danze prima dei bis: “I got loaded”, drink song decisamente in tema con l’umore alticcio di Hidalgo (quanti bicchierini di tequila avrà tracannato?), e una aggressiva “Mas y mas” dal finale rumoroso e psichedelico. Tanto per ribadire che non è proprio il caso di scambiare i Lobos per un gruppo di mariachi da cartolina. Sempre grandi, peccato non ci abbiano regalato qualche primizia o qualche sorpresa in più. (Alfredo Marziano) 
  La scaletta:
  “Evangeline” “Dont’ worry baby” “Will the wolf survive” “Chuco’s cumbia” “Come on let’s go” “Luz de mi vida” “La pistola y el corazon” “Los ojos de pancha” “Teresa” “Maricela” “Kiko and the lavender moon” “Aj te dejo en San Antonio“ “Mexico americano” “Volver, volver” “Cumbia raza” “La bamba” “I’ve got loaded” “Mas y mas”  


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