Concerti, Aerosmith: la recensione dello show di Venezia
04 lug 2010 - Quattro brevissimi antefatti. Prima un grande promoter italiano mi avverte mentre sono in viaggio per Venezia: “Attento, preparati a non ritrovarli più come te li aspetti…”. Più tardi un quotidianista che stimo molto mi accoglie sul posto e mi dice: “Sono qui a mie spese, semplicemente perché Steven Tyler è Dio”. Poi una bella e sagace ragazza sarda osserva: “La faccia di Steven Tyler contiene più botulino di un cetriolo sott’olio dal 1982”. Infine: ho pronto il nome del prossimo co-sponsor dell’evento, è l’Autan. Alle 21.50, quando gli Aerosmith salgono sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival al Parco San Giuliano di Venezia, ripenso a quella affermazione della band di qualche giorno fa: “suoniamo come nel 1971”. Io non c’ero a vederli negli Stati Uniti mentre erano in prima fila a forgiare la decadenza del rock and roll, tossici e appassionati, fratellini più giovani di quei Rolling Stones che erano giusto al culmine del loro lustro migliore, figli del blues e bohemien. Non c’erano nemmeno molti dei pezzi che avrebbero costituito il greatest hits che è il loro concerto standard del 2010, come l’iniziale “Love in an elevator” o la straordinaria “Pink”, per non parlare della straccia-mutande “I don’t want to miss a thing”. Ma un’idea di cosa intendessero quando l’hanno detto me lo sono fatta, e me la stanno confermando offrendosi senza vergogna sui grandi schermi che li rimandano alle ultime file di una grande folla disseminata su un prato. Sono compatti, coesi ma soprattutto rilassati. Dopo tre brani Joe Perry ha già suonato tre assoli lunghissimi e, se il copione e la scaletta del tour sono rigorosi e industriali come compete alle megaproduzioni dei giorni nostri, l’attitudine sul palco è da jam session.Il quotidianista e la ragazza avevano entrambi ragione. Stevie T ha il volto liscio come il culo di un neonato e alcuni dei suoi mitici tratti sono diventati surreali, e intanto canta come un Dio. Grida, rischia la voce a ogni singolo pezzo, è grottescamente e sinceramente superfreak, e potrebbe tenere un master sulla showmanship. Per un secondo, fauci spalancate a mostrarci il suo esofago, rompe la voce. Ma è un attimo e rilancia subito, passando dai toni bassi al falsetto senza soluzione di continuità, cantando sempre sopra il massimo. Il suo compare Joe Perry non è affatto da meno, anzi. E’ meno segnato, o meglio: sembra invecchiato con qualche additivo in meno. Ma fa ciò che vuole con le sue chitarre, ed ha il suo momento di gloria quando propone il bluesaccio “Stop messin’ around”, che gli Aerosmith saccheggiarono da Peter Green e proposero pochi anni fa su “Honkin’ on Bobo”. L’altra cover in scaletta è un altro classico del loro ‘repertorio altrui’, quella “Baby please don’t go” riletta in versione accelerata rispetto a quella mitica di Muddy Waters.
Con gli occhi del fan, ho cercato di capire se i dissidi che nell’ultimo paio d’anni avevano messo a rischio la sopravvivenza del gruppo fossero ormai storia, spiando gli atteggiamenti e gli ammiccamenti di Tyler e Perry che, a tratti, erano in simbiosi come due gemelli, tanto a livello musicale quanto nella gestualità. Non sono riuscito a capire bene, comunque va bene così.
Quando gli Aerosmith lasciano salire dal basso di Tom Hamilton le note di “Sweet emotion”, tutto il parco è con loro negli anni Settanta, insieme a una vera superband, a un nugolo di cinque vecchi maestri che oggi suonano i loro vecchi cavalli di battaglia ancora meglio di quando li crearono. E la magia si ripete con “Dream on”, durante i bis: onirica, sottocutanea, melodiosa, potente, armonica, elettrica. La chiusura è affidata a “Walk this way” (che porta a casa la palma di miglior rocker della serata insieme a “Mama Kin”) e a “Toys in the attic”. Io e altre decine di migliaia di persone avremmo molto gradito “Dude (looks like a lady)”, soprattutto con i ragazzi così in tiro. Ma prendo e porto a casa. (Giampiero Di Carlo) SETLIST
Love in an elevator
Back in the saddle
Falling in love
Eat the rich
Pink
Living on the edge
What it takes
Jaded
Mama kin
Misery
Rag doll
Stop messin’ around
I don’t want to miss a thing
Sweet emotion
Baby please don’t go
Draw the line
Dream on
Walk this way Toys in the attic
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TAGS: Aerosmith, Concerti, Heineken Jammin Festival, hjf, Live, Reports
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