Concerti, Stone Temple Pilots: la recensione dello show di Milano
29 giu 2010 - Un’ora e mezzo scarsa di concerto. Forse dai riuniti Stone Temple Pilots era lecito aspettarsi qualcosa in più. E la delusione del pubblico dell’Alcatraz alla fine dell’esibizione si leggeva negli occhi degli spettatori, abbastanza increduli per la così poca musica proposta. Il gruppo americano è sbarcato a Milano per la sua unica data italiana, la prima dopo la reunion e il ritorno del figliol prodigo Scott Weiland, da poco allontanato dai Velvet Revolver per motivi mai chiariti e tornato finalmente alla sua band originale. La performance degli Stone Temple Pilots in realtà non è stata nemmeno male, anche perché la band ha fatto di tutto per non correre rischi: già la scelta di aprire il concerto con “Vasoline”, estratta dal secondo e fortunato album “Purple” datato 1994, fa capire il loro spirito attuale: più che la voglia di guardare al futuro, c’è quella di riprendere in mano il passato. E gli spettatori apprezzano fin da subito, visto che dopo l’apertura il gruppo continua a seguire abbastanza fedelmente il vecchio copione e propone “Crackerman”, facendo ballare un Alcatraz pieno, anche se non del tutto esaurito. Colpisce il modo in cui il nuovo e omonimo album sia quasi del tutto ignorato. A parte il singolo “Read between the lines”, la band ne suona solo altri tre pezzi: “Hickory dichotomy”, “Huckleberry crumble” e “Bagman”. Un po’ poche in una scaletta da sedici brani e francamente anche dal vivo si capisce che a queste canzoni manca qualcosa. Per il resto si sceglie con decisione la via del revival: ecco allora le immancabili “Interstate love song”, la psichedelica “Lounge fly” e la ballatona “Big empty”. La band sul palco se la cava piuttosto bene, a parte qualche passaggio a vuoto del batterista Eric Kretz. I fratelli De Leo sembrano in ottima forma e Robert improvvisa anche un paio di discorsi in italiano, per sottolineare le sue origini. E poi ovviamente c’è Scott Weiland, vera croce e delizia di questo gruppo, da sempre tormentato da infiniti problemi con droga e alcol, ma senza il quale gli Stone Temple Pilots non possono esistere. Anche stasera è sembrato discretamente alticcio, spesso impacciato nei discorsi introduttivi ai pezzi, ma il palcoscenico è la sua casa e nonostante tutto la voce va ancora alla grande. Lo provano le sue peripezie durante “Sex type thing”, ultimo pezzo prima dei bis e da sempre uno dei più forti dal vivo. Per l’encore Weiland fa salire una ragazza sul palco e le da in mano un megafono, per farle attaccare l’urlo iniziale di “Dead and bloated”, anche questa sicuramente tra le migliori della serata. Poi tocca a “Trippin’ on a hole in a paper heart” chiudere il concerto attorno alle undici meno un quarto. “Ma è già finito?” si chiedono gli spettatori all’accensione delle luci. E tra i loro sguardi attoniti, c’è già chi ha capito l’andazzo e si avvia verso l’uscita scuotendo la testa. (Giovanni Ansaldo) … Leggi l'articolo originale …
TAGS: Alcatraz, Concerti, Live, Milano, Reports, Stone Temple Pilots
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Gli Stone Temple Pilots - Scott Weiland (voce), Dean DeLeo (chitarra), Robert DeLeo (basso) e Eric… leggi tutto >
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| Alessandro | Ottimo concerto |
| Giada | STP 10+ |
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