Concerti, Liars: la recensione dello show di Milano
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13 mag 2010 - Strano gruppo, i Liars. Per quanto ci si prova, non è facilissimo etichettarli. Funk punk, no wave o noise sono parole che non bastano a definire il loro sound, la loro capacità di stordire e ammaliare nello stesso momento. Ma è indubbio che il gruppo newyorchese – che ormai ha sede anche a Berlino – sa come giocarsi le proprie carte, sia su disco che dal vivo. Anzi, sembra che con il passare degli anni i Liars sappiano stare sul palco meglio di prima. Sono sempre stati potenti e rumorosi, ma forse in passato lo erano troppo, a differenza di ora. Il concerto al Magnolia, seconda delle quattro date italiane, ha confermato tutte queste impressioni. La band si presenta piuttosto tardi, verso le undici e mezza, dopo le esibizioni dei gruppi spalla Fol Chen e R.U.N.I. Ad aprire le danze ci pensa “A visit from drum play”. Poi già dal secondo pezzo “No barrier fun” si inizia a capire che tipo di scaletta è stata scelta: molte canzoni dell’ultimo album “Sisterworld” e solo pochi estratti dai primi lavori. E c’è subito un’altra cosa che salta agli occhi guardando i Liars dal vivo: un frontman come Angus Andrew se lo possono permettere in pochi. Canta come su disco se non meglio, sempre con quel fascino un po’ da freak, ma soprattutto tiene il palco con un’autorità davvero invidiabile. Il resto del gruppo sta in disparte, quasi nell’ombra, ben contento di lasciare a lui l’avanguardia, ma fa comunque egregiamente la sua parte: i chitarristi lo sostengono spesso con synth e percussioni, la batteria di Julian Gross fa sempre il suo dovere. Si prosegue con grande energia, tra “Clean island” e il singolo “Scissor”, un ottimo pezzo che dal vivo rende ancora di più per come il gruppo riesce a trasmettere l’energia del ritornello, dopo una partenza sostenuta solo dalla voce di Angus. Come detto sono molti gli estratti da “Sisterworld”: “I can still see an outside world” parte lenta, ma cresce pian piano. “Here come all the people” non perde le suggestioni arabeggianti apprezzate nell’album. Ma non mancano i classici – sempre questa parola abbia senso parlando dei Liars – della band come “Sailing to Byzantinum” e “Plaster casts of everything”, che fanno sempre ottima figura. Tutto d’un fiato fino alla conclusione di “Broken witch”, davvero coinvolgente per com’è satura di suggestioni elettroniche alla Radiohead. Ecco, se dobbiamo trovare un difetto non da nulla dobbiamo parlare della durata del concerto: un’ora e mezzo scarsa, troppo poco per un gruppo del genere. Ma purtroppo l’inizio alle undici e trenta, francamente davvero troppo tardi per un posto fuori dal centro milanese come il Magnolia, ha forse penalizzato un po’ la band. Pazienza, con questa intensità ai Liars perdoniamo questo ed altro. Scaletta: A visit from drum play No barrier fun Clear island I can still see an outside world We fenced other gardens with the bones of our own Scissor The overachieves The other side of Mr.Heart Attack Scarecrows on a killer slant Sailing to Byzantinum Here comes all the people Plaster casts of everything Proud evolution Encore: Be quiet Mr.Heart Attack! Broken witch (Giovanni Ansaldo) TAGS: Liars, Live, Magnolia, Milano
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I Liars si formano nel novembre del 2000 a Brooklyn dall’ incontro tra i due ex studenti d’arte di… leggi tutto >
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