Australia: metà dei file sharers disposti a pagare (poco) la musica in rete
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11 mag 2010 - Non è tanto la gratuità quanto la facilità di accesso e la libertà di manovra a spingere gli utenti di Internet verso servizi come BitTorrent e RapidShare alla ricerca di musica, film e programmi televisivi da scaricare. Queste, almeno, sono le risultanze di un sondaggio effettuato in collaborazione tra il sito News.com.au e la società di ricerche di mercato CoreData su un campione di oltre 5.700 file sharers australiani. Stando alle risposte raccolte dai ricercatori, più di due terzi degli intervistati sarebbero disposti a passare a un servizio a pagamento, se il prezzo fosse più basso di quelli correnti sul mercato: il 48,9 % del campione vorrebbe vedere i file in vendita a 50 cents australiani, 44 cents americani, il 15 % sarebbe disposto a pagare 88 centesimi Usa, e il 3 % fino a 1,77 dollari a brano (da notare che in Australia i prezzi di iTunes superano sempre il dollaro Usa). Se il 34 %, dei file sharers dice di non volere pagare neanche un centesimo, solo il 33 % ammette di scaricare musica illegalmente soprattutto perché è gratuita, e solo il 37 % ritiene che i Cd siano troppo cari. Risulta ridotto, però, anche il tasso di conversione dei “pirati” in consumatori legali di musica: solo il 28 % risponde di usare i download come strumento di ascolto prima di decidere l’acquisto. Quel che dimostra lo studio, osserva giustamente Glenn Peoples di Billboard.biz, è che “esistono molti segmenti (di consumatori) che mostrano un atteggiamento diverso per quanto riguarda la volontà di pagare la musica. Quelli che non desiderano pagare molto o che non desiderano pagare affatto vengono corteggiati dai servizi gratuiti finanziati dalla pubblicità, ma il problema è che il P2P offre più scelta e convenienza. Come conseguenza”, conclude Peoples, “è improbabile che la gente compia il passaggio ai servizi gratuiti senza una carota molto più invitante, un bastone efficace o una combinazione delle due cose”.
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