David Byrne @ Teatro Dal Verme Milano 21/04/09
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22 apr 2009 - David Byrne in tutù da ballerina che fa venire giù la sala cantando “Burning down the house”. E’ il colpo di teatro più spiazzante e surreale (per chi non aveva ancora dato una sbirciata ai filmati degli ultimi concerti che circolano su YouTube) dello show di ieri sera al Teatro Dal Verme di Milano inserito nel cartellone di Suoni e Visioni, ma in linea con la storia di un personaggio che ci ha abituato a stravaganti, autoironici travestimenti: la famosa giacca extrasize di “Stop making sense”, ovviamente, ma anche il costume da “corpo umano”, con la muscolatura rossa in risalto, che aveva sfoggiato una decina d’anni fa a Villa Arconati in occasione del tour di “Feelings”. Accompagnato da quattro ottimi musicisti (Mauro Refosco alle percussioni e Paul Frazier al basso sono degli habitué, il tastierista Mark De Gli Antoni arriva dai Soul Coughing), tre coristi (tra cui Jenni Muldaur, figlia di Geoff e Maria: chi è in pista dagli anni Settanta se li ricorderà) e tre ballerini acrobatici, tutti di biancovestiti come lui, Byrne già dal suo arrivo in scena si conferma diverso dagli altri. Prima di attaccare il primo brano dal nuovo album, “Strange overtones”, si intrattiene in una lunga chiacchierata introduttiva con il pubblico, invitando tutti a scattare liberamente foto con i telefonini e incitando scherzosamente i meno fortunati, seduti in piccionaia e lontano dai diffusori, a scendere in platea o a farsi rimborsare il biglietto (ma solo dopo essersi goduti lo spettacolo).Lo show si intitola “Songs of David Byrne e Brian Eno” e offre esattamente quello che promette: canzoni dall’ultimo album della coppia, il convincente “Everything that happens happens today”, un estratto da “The Catherine wheel” e uno dal rivoluzionario “My life in the bush of ghosts” (1981), più abbondanti ripescaggi dal primo repertorio Talking Heads e da album storici come “More songs about buildings and food” (l’immortale cover di “Take me to the river” di Al Green), “Fear of music” (“I Zimbra”, “Heaven”, “Life during wartime”, “Air”) e “Remain in light” (“Houses in motion”, Crosseyed and painless”, “Born under punches”, “The great curve”, l’immancabile “Once in a lifetime”). Più la succitata “Burning down the house” che con Brian Eno non c’entra niente, ma come si fa a lasciarla fuori dalla scaletta?
Gran repertorio, che fa a meno degli ultimi non irrinunciabili dischi solisti di Byrne e dei suoi goffi tentativi di cantare Verdi e Bizet, coreografie dinamiche divertenti ed energiche che coinvolgono anche i musicisti (in certi momenti sembra di assistere a un videoclip: renderà moltissimo in dvd, questo spettacolo), bellissime luci, begli impasti vocali di “gospel elettronico” (così Byrne e Eno hanno definito il loro ultimo disco), ritmo trascinante e travolgente com’è nel marchio di fabbrica del newyorkese e del suo “grand funk” tecnologico. Un vero spettacolo multimediale e multisensoriale, musica per il corpo e per la mente. Invitato a più riprese ad alzarsi e a ballare, il pubblico non si fa pregare. Risucchiato nel vortice del ritmo, come Byrne sul palco: la sua miscela di Africa e New York, intellettualismo raffinato e tribalismo viscerale non è più rivoluzionaria come trent’anni fa ma ancora irresistibile. (Alfredo Marziano) SETLIST:
Strange overtones
I Zimbra
One fine day
Help me somebody
Houses in motion
My big nurse
My big hands
Heaven
Poor boy
Life is long
Crosseyed and painless
Born under punches
Once in a lifetime
Life during wartime
Feel my stuff Take me to the river
The great curve Air
Burning down the house
Everything that happens will happen today
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TAGS: Dal Verme, David Byrne, Milano, Reports
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