Gods of Metal @ Stadio Brianteo, Monza, domenica 28/06
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29 giu 2009 - Per chi non è un metallaro convinto, riuscire a mandare giù una giornata come questa è sicuramente un’impresa molto difficile e degna di lode. Rientro nella categoria, anche se posso vantare dei precedenti di un certo livello e mi ritengo comunque un simpatizzante. Il Gods Of Metal domenicale offre una buona scelta: dai Cynic, ai Carcass passando per Blind Guardian, Napalm Death e Black Dahlia Murder. A completare il cartello ecco aggiungersi Tarja, Saxon (che mancheranno l‘appuntamento per problemi al tour bus) e gli attesissimi Down di Phil Anselmo e i Mastodon, reduci dal grande successo sia di pubblico sia di critica del nuovo album. A fare da headliner ci sono i Dream Theater sul palco di sinistra e Slipknot su quello di destra. Molto brevemente conviene fare una carrellata dei promossi e dei bocciati e poi magari soffermarsi un po’ meglio sui “cavalli di razza”. Sicuramente bocciati i Cynic e Black Dahlia Murder, penalizzati dal dover suonare praticamente in mattinata e biscotti e metal com’è noto, non vanno troppo d’accordo. Meglio i Napalm Death, più spigliati e navigati: il set è breve ma intenso e soddisfa i fan di vecchia data (e di vecchia scuola). Tarja non brilla di originalità ma raccoglie un discreto entusiasmo e il favore, a mio avviso eccessivo, del pubblico del Brianteo. Sarà che è una bella ragazza, e al Gods si è fortunati se quelle che si trovano non hanno la barba. Ottimi invece i Carcass, ma soprattutto i Mastodon e i Down: i primi mettono in piedi un set aggressivo e confermano quanto di buono si dice in giro su di loro. Sono bravi, hanno personalità e un gran buon numero d’idee che piacciono sia agli irriducibili con il giubbino di jeans smanicato, che ai metallari novelli orfani del nu metal. I Down hanno uno come Phil Anselmo a guidare la baracca, e questo basta e avanza: divertenti, bravi, tosti e portatori di un metal condito fortemente da hard rock e blues che riempie il cuore. E non è un caso che ad assistere alla performance ci siano anche i Mastodon, a fianco del palco belli presi e divertiti tanto da irrompere sul palco per baci e abbracci. Sicuramente uno dei momenti migliori della giornata. Rimandati i Saxon invece, una delle band che più stimolava la mia curiosità e che invece ha dato buca con quella che ha tutta l’aria di essere una scusa (la comunicazione al pubblico è stata data nel momento in cui la band sarebbe dovuta salire sul palco che guarda caso era già stato attrezzato per Tarja). Spazio ora ai due headliner: Dream Theater e Slipknot. I primi sono i beniamini del Gods, con non ricordo quante partecipazioni all’attivo ma sempre amati e accolti con calore. Troppo tecnici per i miei gusti, e un pelino noiosi: in ogni caso hanno un seguito micidiale e il Gods è il palco adatto per sfogare l’immensa abilità tecnica di ogni componente della band. Alle undici salgono invece i signori mascherati di Des Moines per un set di un’ora e venti. Scaletta da greatest hits (i pezzi fondamentali ci sono tutti: “Psychosocial”, “Wait and bleed”, “Before I forget”, “Duality”, “Dead Memories”, “Sulfur” e via dicendo) e ottimo rapporto con la platea oramai stanca da una giornata molto pesante ma non per questo meno partecipe. Gli Slipknot hanno dalla loro un gran bel numero di pezzi spacca platea e il risultato è un set ottimo e cattivo. Promettono che torneranno e leccano un pochino gridando che in Italia siamo i più folli e che come non c’è nessuno. Vabbè, un po’ ruffiano ma gentile. C’è chi sul palco non spiaccica una parola. Di buono, oltre alla musica, c’è anche lo spettacolo nel vedere questo circo ambulante scatenarsi sul palco senza ritegno, un palco dotato come al solito di carrelli elevatori che spingono in cielo le percussioni e la batteria di Joey Jordison che si mette a suonare appeso a testa in giù in verticale a piombo sul palco. Numeri da circo alla Rob Zombie de “La casa dei mille corpi”, con clown grondanti sangue e compagnia bella. La serata si chiude a mezzanotte e mezza sulle note di “Beat It” di Michael Jackson, omaggio degli Slipknot al re appena scomparso. E sentire suonare queste note ad un festival metal, e vedere tutti presi a cantare, fa un certo effetto e la dice lunga sulla grandezza di Jackson, una grandezza che trascende i confini del genere e invade un po’ il mondo di tutti, anche de metallari più convinti. L’ultimo appunto riguarda l’organizzazione della manifestazione: tempistiche perfette e ritardi azzerati, forse grazie anche alla mancanza dei Saxon. Complimenti quindi per l’efficienza, anche se c’è da dire che qualche servizio igienico in più e magari un servizio di pulizia attivo sul campo non avrebbero fatto schifo. Inoltre per le prossime edizioni ci sarebbe da tenere maggiormente in conto il fatto che il pubblico del metal ha una gran fame e mangia e beve a tutte le ore: l’intero set dei Carcass (un’ora e un quarto abbondante) me lo sono ascoltato facendo la coda a spintoni per un panino . (Marco Jeannin)
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