Blind Boys Of Alabama @ MonfortinJazz 11/07/09
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12 lug 2009 - Il nome è pura leggenda della musica gospel. Siccome però le origini si perdono nella notte dei tempi (1939), dei membri fondatori non è rimasto nessuno. Storia consueta: i ragazzi ciechi dell’Alabama sono come una squadra di calcio che sopravvive alle sue star e c’è sempre l’indomito Jimmy Lee Carter, il blind boy piccolino, calvo, magro e con il volto da monaco zen, a garantire continuità, autenticità, classe pura.Non siamo di fronte, insomma, a una delle tante band fasulle che circolano nei circuiti del soul/r&b, del pop/rock vintage, ultimamente anche della world music (i nomi? Supremes, Drifters, Beach Boys, Creedence, From the Jam, Buena Vista Social Club…). Purtroppo però, da quel che abbiamo visto nelle Langhe, siamo agli sgoccioli: il marchio di fabbrica di Carter, un vibrato acutissimo che scuoteva il cuore e le pareti, ha perso inesorabilmente potenza; e i due nuovi vocalist di appoggio, per quanto coreografici e comunicativi, non sono neanche lontani parenti dell’immenso Clarence Fountain (il decano ancora in vita, ma impossibilitato ad andare in tour) e di George Scott, scomparso di recente.
Chi è andato a vederli sabato sera nell’incantevole Auditorium Horszowski di Monforte (che da solo vale quasi il prezzo, non proprio economico del biglietto, 30 euro) non ha preso una cantonata, comunque. Jimmy fatica, ansima, ma è ancora uno spettacolo: e sfido chiunque a resistergli quando, amorevolmente assistito dall’eccellente chitarrista e direttore musicale della band (Joey Williams), percorre in lungo e in largo le gradinate del piccolo anfiteatro a stringere mani e incitare al canto agitando il microfono. Il gruppo, chitarra elettrica, basso, tastiere e batteria (cieco anche il drummer), è impeccabile, versatile e capace di belle virate rock/funk come si conviene a un repertorio che pesca da uno straordinario canzoniere traditional e moderno, afroamericano e cantautorale: la “People get ready” di Curtis Mayfield e la “Presence of the Lord” di Eric Clapton ai tempi dei Blind Faith, il Tom Waits di “Down in the hole” e la “There will be a light” dal disco omonimo con Ben Harper, lo Stevie Wonder di “Higher ground” e la “Spirit in the sky” che fu un hit da classifica nel 1969, la “Amazing grace” adattata alla musica di “The house of the rising sun” e diverse selezioni dall’ultimo disco dei Blind Boys ispirato alla musica di New Orleans.
Si esce contenti di averli rivisti ancora una volta in azione, prima che sia troppo tardi e che anche l’irriducibile Jimmy sia costretto a smettere il suo luccicante abito di scena per rassegnarsi alla pensione. (Alfredo Marziano)
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