Pearl Jam @ Wuhlheide Arena Berlin 15/08/09
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16 ago 2009 - A Berlino hanno la loro Arena Civica. Si chiama Wuhlheide. Ovviamente ci si arriva tranquillamente in metropolitana, pur essendo decisamente fuori città e circondata da un bosco enorme. Niente da fare, in Germania sono avanti. E non ci sembra di aver sentito polemiche sull’audio. Ai Pearl Jam piace suonarci, non è la prima volta.Prendere il biglietto al volo è stata una grande idea, dato che questa è una delle cinque date di preparazione al vero e proprio tour per “Backspacer”, il nuovo album in uscita il 18 settembre. Certo è un Ferragosto un po’ diverso dagli altri. Per raggiungere l’Arena si deve affrontare una camminata di almeno un quarto d’ora in mezzo alla natura, accompagnati dagli immancabili venditori di birra e bratwurst pronti a soddisfare le impellenze alcoliche dei fan. Si viene incanalati all’ingresso per il controllo meticoloso della sicurezza. Il programma dice che alle sette è l’ora di attaccare e alle sette in punto salgono sul palco i Gomez. Fa un po’ strano vederli come spalla, un gruppo che ha una buona schiera di affezionati e che non sfigurerebbe come headliner in qualche festival estivo. Qui ci danno dentro per quaranta minuti, ammaliati dalla bellezza dell’Arena mentre propongono i pezzi del disco uscito da poco e un paio di classici, vedi “How we operate”. Facce sorridenti, saluti di rito e l’augurio affinchè la serata sia pazzesca. Durante il set dei Gomez fa capolino Eddie Vedder, spunta dal lato destro del palco, scatenando la curiosità e l’entusiasmo della curva, con buona pace del resto dell’Arena che si chiede cosa stia succedendo. Bravi Gomez. Il testimone passa ai Pearl Jam intorno alle otto e venti. Formazione tipo con Vedder, Gossard, Ament, McCready e Cameron più un tastierista dalle fattezze di Jon Lord, Kenneth “Boom” Gaspar. Due ore e mezza per un set aggressivo. Vedder confessa di voler vedere come si reagisce ai pezzi, come suonano dal vivo perchè c’è un tour da preparare, scalette da stendere e pezzi da scremare. Fosse per noi staremmo tutta la sera ad ascoltare anche la più sconosciuta delle b-sides. Il set di Berlino è duro, con poco spazio alle ballatone. Si parte con “Why go” ed “Hail Hail” per la gioia dei fan di vecchia data. “The fixer “è il primo dei nuovi pezzi ad essere presentato: un brano deciso, in pieno Pearl Jam style con abbondanza di chitarra e una melodia immediata. Funziona dal vivo, anche se soffre di un minimo di mancanza di rodaggio complessivo. La band è ancora in fase di riscaldamento e serve qualche pezzo per poter ingranare come si deve: appare evidente che questa mini tournèe non è altro che la prova generale. Nella parte centrale del set spiccano pezzi da novanta come “Corduroy”, “Untitled/MFC” ed “Even Flow” supportati da una solida spina dorsale a base di rock con la quale la band si sente particolarmente a proprio agio. E qui vanno citati almeno due brani, “God’s dice” e “Light years”. “Unemployable” è accompagnata da una piccola introduzione di Vedder in merito alla situazione economico-lavorativa negli Stati Uniti degli ultimi anni, con la speranza che Mr. Obama riesca a cambiare le cose. Il set si mantiene su buoni livelli, toccando picchi con la meravigliosa “Daughter” accompagnata dai cori della platea tedesca, che in realtà è decisamente variegata: spuntano bandiere italiane, irlandesi, ceche, portoghesi, austriache e persino turche. L’Europa ha risposto nel migliore dei modi. La prima parte del set si chiude in crescendo con almeno tre chicche. “Brother” pescata direttamente dal lato “b” di “Ten”, la nuova “Got some” che riprende alcune sonorità grunge di “Vs.” e la sempre molto amata “Do the evolution”. I Pearl Jam chiedono time out per tirare il fiato. Si ripresentano dopo pochi minuti solo Eddie e Jeff alla chitarra per “Bee Girl”, perla nascosta datata 1993 (già edita sulla raccolta di b-side e rarità “Lost dogs”), anno in cui suonarono proprio qui prima dei Bad Religion. Il resto della band si aggrega per “Better man”, “Given to fly”, “Hard to imagine” e l’inno ufficiale dei PJ dai tempi di “Ten”, quella “Alive” che praticamente conoscono anche i sassi e scatena i cori dal prato alle tribune. Seconda pausa e rientro con dedica a Daniele, uno dei feriti di Venezia, quando il palco del Jammin Festival crollò sotto i colpi del tifone. E mentre un boato tutto italiano si leva dalla platea (evidentemente siamo in molti dal Belpaese e i PJ lo hanno notato), Eddie non perde occasione per raccomandare al pubblico una certa cautela, di stare attenti a come ci si muove nelle prime file, sicuramente segnato dalla famosa tragedia di Roskilde del 2000. Le parole lasciano poi il posto all’intro di “Angie” dei Rolling Stones che lancia la volata alla splendida “Elderly woman behind a counter in a small town”. In stile Springsteeniano, Eddie raccoglie la richiesta delle prime file dove compare un enorme striscione che inneggia a “Faithfull”. La palla passa poi a “Sonic Reducer” (cover dei Dead Boys) e alla classica doppietta finale a luci accese: “Rockin’ in the free world” sulle orme del padre dichiarato Neil Young, e la ballata che spesso chiude i loro set, “Yellow ledbetter”. La band saluta il pubblico tedesco inchinandosi ripetutamente con la promessa di un arrivederci. La raccolgono tutti i presenti alla Wuhlheide Arena pronti a portarla nei propri paesi d’origine, consci che l’anno che verrà potrebbe portarsi appresso un gran concerto della band di Seattle. E’ la nostra speranza e il pensiero che ci accompagna lungo il vialone che conduce alla metropolitana. Assistere alle prove generali di uno spettacolo significa perdere qualcosa (chiariamo: molto poco) in termini di precisione, ma se questi sono i limiti dei Pearl Jam versione estiva beh, il gustoso antipasto ha scatenato in noi una gran fame. (Marco Jeannin / Ercole Gentile) SETLIST Why Go
Hail Hail
The Fixer
Corduroy
I Am Mine
Nothing As It Seems
Untitled/MFC
Gods’ Dice
Even Flow
Unemployable
Severed Hand
Light Years
Daughter
Got Some
Glorified G
Brother
Insignificance
Do The Evolution 1st encore
Bee Girl
Better Man
Given To Fly
Hard To Imagine
Alive 2nd encore
Angie / Elderly Woman Behind A Counter In A Small Town
Faithfull
Sonic Reducer
Rockin’ In The Free World
Yellow Ledbetter.
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TAGS: Berlino, Pearl Jam, Reports, wuhlheide
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