Baustelle @ Alcatraz Milano 19/04/10
20 apr 2010 - Sono due giorni che penso al concerto dei Baustelle all’Alcatraz di Milano e che penso a cosa dire di quella serara. Avrò visto i nostri dal vivo almeno una quindicina di volte. Li ho visti alla festa della birra suonare all’aperto, li ho visti al Teatro Ariston suonare in acustico, li ho visti a Donoratico alla festa del 25 aprile chiudere un Festival, ho fatto in tempo a vederli quando ancora c’era il Rainbow a Milano. Ho rovinato delle amicizie per i loro concerti, ho esaurito le persone, fisicamente intendo, che potessero accompagnare ad un loro live, perché solitamente la solfa era la stessa: “dal vivo non mi piacciono, non si capisce cosa dicono e poi secondo me il cantante stona”. E non che non fosse vero, per carità. Ma da parte mia c’è sempre stata la convinzione che, diamine, prima o poi la loro dimensione live l’avrebbero trovata. Di questo ho avuto un assaggio nel settembre 2008 a Milano, e la conferma, signore e signori, i Baustelle me l’hanno data lunedì sera all’Alcatraz. Sold out, capienza massima duemila persone, gente tanta, folla poca, se non davanti. I Bau si presentano sul palco con una formazione immensa, forse un po’ troppo raffinata e ricercata per un locale nel quale l’acustica non rende giustizia ai musicisti, agli arrangiamenti e agli spunti musicali. L’orchestra dei Mistici dell’Occidente, tra cui riesco a distinguere PierGiorgio Pardo e Diego Palazzo degli Egokid, rispettivamente cori e chitarre, i Gnu Qaurtet e Alessandro Maiorino al basso, è un tappeto continuo di suoni a valorizzare i brani del nuovo album che a fanno da padrona. E i suoni ci sono tutti, come nell’album, e riempiono tutto quanto. Riempiono su “L’indaco”, sollevando arie sognanti in brani come quello che da il titolo al disco oppure in canzoni come “Gli spietati”, dove vorresti che il finale durasse per sempre. Il nuovo sound dal vivo baustelliano ti rapisce, scandisce ritmi temerari come quello di “La canzone della rivoluzione” o di “San Francesco”, emoziona su “L’ultima notte felice del mondo” e fa ballare su “Le rane” e “La bambolina”, commuondo poi sull’intensa “Il sottoscritto”. C’è spazio anche per un tuffo nel passato tra la folla che incita e urla “La guerra è finita” fino ad arrivare a toccare il primo disco “Sussidiario illustrato della giovinezza” con “Gomma”, che dal vivo rende sempre meglio. Il madley ripercorre il secondo album della band toscana, “La moda del lento”, dove prendono forma e sostanza le mai dimenticare “Cinecittà” e “Beethoven o Chopin” e ancora un assaggio del Sussidiario con “Noi bambine non abbiamo scelta”. Il live si chiude con l’acclamata “Charlie fa surf” e un’ottima ed intensa esecuzione di “Andarsene così”, uno dei brani più belli dell’album “Amen” del 2008. Che dire. Sono ormai due giorni e qualche ora che penso al concerto dei Baustelle. Oramai non ho dubbi: i ragazzi sono migliorati, e lo sono di parecchio. Hanno perfezionato e limato alcune sbavature, sembrano molto più sicuri di sé sul palco, quasi che nemmeno me li ricordo di quando stonavano ed erano intimiditi. Sono diventati davvero bravi, un rock band italiana come si deve, da far pentire a chi li ha visti per la prima volta all’Alcatraz di non averli assaporati qualche anno fa, con quell’aria tesa sugli attacchi di alcune canzoni difficili e con quel fare un po’ naif e svogliato del Bianconi, che mi ha convinta a seguirli fino a qui, sapendo che ce l’avrebbero fatta. (Daniela Calvi) … Leggi l'articolo originale …
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