Alicia Keys @ Arena Verona 02/05/10
05 mag 2010 - In Italia non c’è nessuno che si avvicina nemmeno lontanamente ad Alicia Keys (a livello di estetica artistica, ma soprattutto a livello culturale e pop). La fidanzatina di Swizz Beatz è ormai l’esemplare più rappresentativo del r’n’b brillante e bello anche per il mainstream. Per il concerto all’Arena di Verona sicuramente non ha dovuto comprarsi un k-way a 5 euro per proteggersi dall’interminabile pioggia. Prima di lei ha suonato Melanie Fiona, la tipica cantante pop di cui puoi aver sentito un paio di canzoni, ma non sai come si chiama. E infatti come fosse consapevole di questo ripeterà più volte durante la sua esibizione “Ciao Verona, my name is Melanie Fiona”. Lei invece, Alicia, arriva dentro una gabbia trasportata da un ballerino che ogni tanto durante lo show, quasi decidesse lui di volta in volta quando e come entrare, farà delle coreografie. A volte anche Alicia lo seguirà, col suo giubbottino nero sbrilluccicoso che poi cambierà nella seconda parte dello spettacolo con una giacca rossa. Il famoso e allargato fondoschiena sarà sempre al centro del palco. In movimento mentre canta, fermo quando parla al pubblico ringraziando e dicendo più volte di essere eccitata da una location così stupenda, e piazzato sul seggiolino quando si siede al pianoforte. Alicia Keys è il pianoforte. Ad un certo punto, tra una versione anormale di “Falling”, vecchie hit come “Karma”, “If I ain’t got You” o “Diary” e nuovi pezzi tipo “Doesn’t mean anything”, “Unthinkable (I’m ready)” o “Pray for forgivenens”, la scalinata centrale si apre ed entra lui. No Jay-Z, ma il pianoforte. Con la scritta a led “play me”. Solo gli americani riescono a pensare di fare cose così, il pianoforte che parla e che chiede di essere suonato. E lei si siede. E il pianoforte che fa? “Thank you”. Ringrazia. Capite? Alicia Keys fa parlare i pianoforti. Poi attacca con i vari “Empire state of mind” e vari altri momenti di arpeggi e bravura totale. Perché va bene tutto, ma un pezzo come “Try to sleep with a broken heart” lo fa talmente bene e appassionato che non fai nemmeno caso alla tristezza del testo. Forse è già solo questo un buon motivo per seguire Alicia Keys dal vivo. Perché è talmente dolce e delicata che non ci si accorge di quanto la realtà fuori sia struggente. Lì, all’Arena di Verona, non si sente nemmeno la pioggia. Tutti in amore con tutti. “No one” è uno degli ultimi pezzi. E poi va. “Mi dà di una che quando la band è ancora sul palco lei è già via in macchina verso l’albergo” dice un giornalista, uno di quelli veri. Meglio crederci, lui si avvicina molto all’Italia (a livello di estetica artistica, ma soprattutto a livello culturale e pop). Per fortuna Alicia Keys non è italiana. (Michele Wad Caporosso) … Leggi l'articolo originale …
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Alicia Keys nasce a New York nel 1981. Dopo aver studiato pianoforte alla Professional Performance… leggi tutto >
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