Il crollo dell'industria del karaoke




06 apr 2010 - Quella che nel 2002 era una delle più floride branche dell'indotto dell'industria musicale con un fatturato annuale stimato in 200 milioni di dollari nei soli Stati Uniti (tra hardware e software), a otto anni di distanza è rappresentata da una curva che pare scorrere parallela a quella delle vendite dei CD e cuba un quinto di quel fatturato: 40 milioni di dollari. 
Le ragioni - a parte la comprensibile 'stanchezza' della formula - dipendono tanto dalle nuove tipologie di fruizione del gioco (più che nei locali specializzati, si canta nella propria stanza; più che in pubblico, si agisce online; più che dal vivo, si ricorre allo streaming), quanto dalla natura stessa del passatempo, superato a destra dalle applicazioni sociali della musica. E, secondo un'analisi pubblicata dal Los Angeles Times, siamo di fronte a uno dei prodotti musicali in peggiore caduta libera: solo il piano elettronico, ad oggi l'articolo con il maggiore decremento di vendite dell'industria, risulta più obsoleto della 'karaoke machine'.


TAGS: industria musicale, karaoke, Los Angeles Times

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