12 mar 2010 - Gli esperti di mercato tirano le somme sul breve periodo (un anno e mezzo) di reggenza della EMI da parte di
Elio Leoni Sceti. Secondo alcuni il giovane manager italiano, totalmente inesperto di discografia, non sarebbe stato capace di garantire continuità di hits (anche se ultimamente la EMI ha dominato le classifiche americane con il gruppo country
Lady Antebellum) né di costruire relazioni stabili con gli artisti (anche se la società in diciotto mesi ha firmato 200 contratti, il 90 % dei quali a “360 gradi”, aggiungendo o confermando nel roster
Peter Gabriel,
Slash e
Cypress Hill). Secondo altri, sono invece da segnare a suo favore i risultati conseguiti in termini di bilancio e di risultati economici (fatturato 2009 in crescita del 7,5 %, EBITDA in aumento del 79 %). Intanto ci si chiede se il suo sostituto Charles Allen, nominato presidente esecutivo, sia l’uomo giusto al momento giusto. I critici fanno notare che anche lui, come il suo predecessore, non ha esperienza specifica nell’industria musicale (per quanto dal gennaio 2009 rivestisse il ruolo di presidente non esecutivo del board), dal momento che il suo background è tutto nel settore televisivo: dal 2001 al 2004 presso Granada, dal 2004 al 2007 presso ITV. Ma altri sottolineano il fatto che il manager è molto ben introdotto negli ambienti bancari europei e altrettanto stimato da chi nel Continente è preposto alle attività Antitrust e di tutela della concorrenza: molto meglio attrezzato di Leoni Sceti, dunque, sia che si tratti di progettare una ipotetica fusione con Warner Music, sia che si tratti di convincere gli investitori di Terra Firma a procurare i 120 milioni di euro necessari ad evitare la consegna della EMI a
Citigroup, creditore di 2,7 miliardi di euro nei suoi confronti (il prossimo “test” di solvibilità finanziaria, previsto dalle clausole contrattuali, scade proprio il 31 marzo, giorno dell’uscita di scena di Leoni Sceti). “Elio, per quanto intelligente e benvoluto, non aveva l’esperienza o il peso specifico per gestire la situazione”, ha dichiarato un anonimo osservatore a Billboard. Il sito americano HITS, intanto, fa giustamente notare che la EMI non è l’unica major in stato di agitazione: in Sony Music non è noto il destino prossimo venturo del numero uno tedesco
Rolf Schmidt-Holtz, il cui contratto scade a fine anno; mentre alla Universal sta per verificarsi il cambio (graduale) della guardia tra Doug Morris e
Lucian Grainge. Solo Warner Music, per il momento, sembra saldamente nelle mani dell’imprenditore canadese
Edgar Bronfman Jr.
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