Leoni Sceti (EMI): 'Abbiamo un piano, gli investitori accettino il rischio'




03 mar 2010 - L’amministratore delegato di EMI Music, Elio Leoni Sceti, sta lavorando a una missione estremamente delicata (che qualcuno potrebbe definire impossibile): convincere gli operatori finanziari a destinare altri investimenti alla società, così da permetterle di rimborsare l’ingente debito contratto nei confronti di Citigroup e di garantirsi un futuro stabile. Intervistato dal magazine inglese Management Today il manager romano, 44 anni, 4 figli, una moglie americana e una casa nel Surrey, sfoggia calma olimpica e spiega come spera di raggiungere l’obiettivo assegnatogli da Guy Hands: “Si tratta in primo luogo di identificare il comportamento del consumatore, i suoi bisogni e le sue motivazioni; e poi di cominciare a portare sul mercato i prodotti che colmano quel gap”, premette. “Il consumo, nel settore musicale, cresce più che in qualunque altra industria di cui io sia a conoscenza. Il problema è che il 10 % della musica viene pagato e il 90 % piratato. Noi puntiamo a farne pagare il 90 % lasciandone il 10 % ai pirati. Il vero problema dell’industria musicale non è il declino delle vendite dei cd ma la scarsa conversione in profitto dei digital download”. Si tratta dunque di accelerare la crescita dei ricavi digitali: in che modo?  “Attraverso l’innovazione e la tutela legislativa, e con ulteriori investimenti in tecnologia”.  Nell’intervista Leoni Sceti difende i nuovi modelli di business dell’industria discografica, e quelli della EMI in particolare: “Non c’è nessuna nuvola nera che incombe su di noi, dal momento che stiamo crescendo in un mercato declinante, che stiamo guadagnando quote di mercato e che abbiamo trovato il modo di recuperare l’impulso creativo: in questo momento abbiamo quattro artisti nella Top Ten americana”. In generale, sostiene Leoni Sceti, “si tratta di sposare la creatività all’innovazione, lo sviluppo del prodotto alla comprensione del consumatore. Per molto tempo, alla EMI; il pezzo mancante del puzzle è stato come integrare la creatività”. Quanto al business plan cui sta lavorando con un team di 12 persone, l’ad di EMI non fornisce comprensibilmente dettagli, limitandosi a ribadire che il piano “elenca le componenti indispensabili a una crescita dei ricavi, la più importante delle quali è il digitale”. “Un altro elemento”, aggiunge, “è la musica non registrata, ad esempio il merchandising e l’abbigliamento” (recentemente la EMI ha acquistato la società specializzata Loudclothing). Abbiamo assunto un’ottica a 360 gradi nel nostro lavoro, oggi ad esempio siamo molto più coinvolti nella musica dal vivo…Abbiamo messo sotto contratto 200 artisti negli ultimi 18 mesi, in tutto il mondo, e con molti di essi ci siamo garantiti una partecipazione agli introiti che non derivano dalla musica registrata”. “Se fossi un investitore”, conclude Leoni Sceti, “valuterei attentamente l'attività della EMI. Analizzerei lo stato dell’industria e il rischio che vi è insito valutando come noi intendiamo farvi fronte.  In fin dei conti, tutto dipende dalla  propensione degli investitori al rischio. Io sono convinto della bontà del nostro business plan”.     


TAGS: Citigroup, Elio Leoni Sceti, EMI, Guy Hands, industria musicale, Loudclothing, Management Today

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