EMI: bilancio in 'rosso', Guy Hands sempre più alle strette
06 feb 2010 - Il deficit accumulato dalla
EMI nel corso dell'anno fiscale chiuso a marzo 2009, 1,75 miliardi di sterline al lordo delle tasse, rischia di consegnare la società nelle mani del suo principale creditore,
Citigroup. I patti siglati con la banca d'affari, cui la EMI deve rimborsare 160 milioni di dollari entro fine marzo, prevedono infatti l'obbligo di rispettare certi rapporti tra ammontare del debito e indice EBITDA (margine operativo al lordo di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti). Il "rosso" della EMI, che nell'esercizio ha comunque portato i suoi profitti operativi a 163 milioni di sterline, si spiega con i costi di ristrutturazione e con gli oneri finanziari sostenuti (136 e 722 milioni di sterline rispettivamente), ma anche e soprattutto con la svalutazione e l'impoverimento dei suoi asset intangibili e proprietà intellettuali: iscrivendo a bilancio una svalutazione per un valore di 1,04 miliardi di sterline, osserva il giornalista Glenn Peoples sul sito Billboard.biz, il proprietario
Terra Firma ammette in pratica di avere pagato un prezzo eccessivo per l'acquisto della EMI e si trova in una situazione analoga a quella in cui versano molto americani schiacciati da mutui il cui valore supera ormai nettamente quello della casa che hanno comprato. Guy Hands, ceo di Terra Firma, è alla ricerca di almeno 100 milioni di sterline da incanalare nelle casse della società: per farlo, ha bisogno di assicurarsi l'appoggio degli azionisti che rappresentano almeno il 75 % del capitale: in caso di insolvenza, Citigroup subentrerà ai posti di comando della società.
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