Il Rapporto 2009 dell’ “Economia della musica in Italia” manda segnali tutto sommato confortanti all’industria di settore. La relazione, presentata questa settimana allo IULM di Milano dal professore associato di Economia dei Settori Luca Barbarito, prende in considerazione l’intera “filiera” del comparto musica, concludendo che il sistema gode di un buono stato di salute generale: il fatturato complessivo (musica registrata su supporti fisici e digitali, diritti connessi, musica dal vivo, musica stampata, strumenti musicali, impianti hi-fi e lettori mp3), pari a 3,9 miliardi di euro nel 2008, sconta un calo del 4 % rispetto all’anno precedente; depurandolo però della pesante flessione riscontrata dal comparto dell’elettronica di consumo (- 17,7 %) la flessione si riduce a un modesto - 0,1 %. “La musica”, ne conclude Barbarito, “si comporta bene, come un prodotto culturale e un bene necessario in tempo di crisi”. I dati raccolti per la ricerca in collaborazione con l’agenzia di collecting SCF, l’associazione dei produttori e distributori di strumenti musicali Dismamusica, la federazione degli editori musicali FEM e la SIAE, mostrano un’inattesa inversione di tendenza nella quantità di supporti fisici (cd e vinili) venduti, + 0,5 % equivalenti a 499 milioni di euro. La cifra è in contraddizione con le risultanze delle analisi Deloitte per conto delle aziende associate FIMI: c’è da considerare però che i dati forniti dalla SIAE prendono in considerazione anche il sottobosco delle più piccole etichette indipendenti e soprattutto le vendite in edicola, cresciute del 30 % nel corso dell’anno con una molteplicità di iniziative editoriali che hanno dato fondo al back catalog delle etichette discografiche. Più in linea con le tendenze di mercato consolidate gli altri risultati dello studio, a parte il crollo abbastanza sorprendente delle vendite di lettori audio portatili, - 21,4 % per 348 milioni di fatturato (il rapporto però nulla dice a proposito delle vendite di iPhone e cellulari smartphones, che a loro volta incorporano player per la lettura di file musicali). La musica digitale risulta in crescita, + 35 %, ma ancora sottodimensionata: i 38 milioni di euro incassati nel 2008, pari al 9 % del fatturato totale dell’industria discografica, ci collocano solo al quindicesimo posto nel mondo con valori 4 volte inferiori a quelli della Germania, 6 volte inferiori a quelli della Francia, 8 volte inferiori a quelli della Gran Bretagna. Siamo invece all’ottavo posto nel mondo (dati IFPI) nella raccolta di diritti connessi versati da chi utilizza pubblicamente musica registrata (radio, televisioni, discoteche, in leggero calo; centri commerciali, supermercati, bar, alberghi, ecc., in forte crescita). La “musica sparsa” si conferma la maggiore fonte di ricavi all’interno del sistema musica, con un fatturato complessivo superiore ai 1.550 milioni di euro, seguita dalla musica dal vivo (755 milioni di euro, in calo rispetto all’anno precedente a dispetto dell’aumento medio dei prezzi: fanno eccezione i concerti di musica leggera). In aumento, infine, le vendite di spartiti musicali e di strumenti musicali (+ 3,4 %, 399 milioni di euro). Le conclusioni degli operatori sono positive ma con riserve: Barbarito pone l’accento sulla necessaria crescita del digitale, auspicando una semplificazione normativa che incoraggi nuove iniziative nel settore e un intervento pubblico più deciso sul fronte della formazione scolastica. Quest’ultimo è invocato anche da Claudio Formisano di Dismamusica, che ricorda la nostra distanza cronica dal resto d’Europa nella pratica dello strumento musicale (nel 1982 si vendevano in Italia 32 mila pianoforti acustici, oggi appena 4.2000). Filippo Gasparro (SIAE) sottolinea l’importanza del settore musicale nella realtà economica e culturale del paese mentre Gianluigi Chiodaroli (SCF) osserva come la ricerca smentisca “il luogo comune che dà per morto il cd e i discografici” e la relativa robustezza di un “sistema che oggi si regge più che mai sulla piccola impresa e su tre pilastri fondamentali: mercato ‘fisico’, mercato digitale e diritti connessi”. A Claudio Buja (FEM, Universal Music Publishing Ricordi) il compito di smorzare gli eccessivi entusiasmi. “Intensificando le vendite in edicola”, spiega, “le case discografiche raggiungono una distribuzione capillare sul territorio ma raschiano anche il barile del catalogo, privilegiando per così dire l’uovo oggi alla gallina domani”. Mentre i dati relativi all’andamento del mercato “fisico”, avverte, “verranno pesantemente condizionati nel prossimo rapporto dall’esplosione della bolla del reso, che quest’anno ha costretto una grande casa discografica a ritirare dai negozi un numero ingente di pezzi invenduti e che inciderà per decine di milioni di euro sulle cifre del 2009”.