Sanremo 2010, le associazioni dei discografici criticano il regolamento




19 nov 2009 - Il regolamento del Festival di Sanremo 2010 non piace alle associazioni dei discografici. Due, in particolare, i punti controversi: il posto riservato d’ufficio  al vincitore dell’edizione in corso di X Factor tra gli “Artisti” (o big) e la possibilità per chiunque di proporre la propria candidatura in autonomia dalle case discografiche. “Così”, sostiene il presidente di PMI Mario Limongelli, “si svilisce il ruolo dell’industria e la professionalità degli operatori, che allo sviluppo dei nuovi artisti destinano gran parte delle loro risorse. Ancora più irritante il fatto che il giovane vincitore di un talent show abbia accesso garantito alla competizione maggiore: si toglie un posto ad artisti dalla carriera avviata, con una produzione importante alle spalle, e si privilegia ingiustamente la casa discografica multinazionale che ha sotto contratto il vincitore di X Factor creando un pericoloso precedente”. Soluzioni? “Aumentare il numero dei concorrenti, tra gli Artisti e soprattutto tra i giovani. Sei sono troppo pochi, bisognerebbe riservarne almeno otto all’industria, più i due selezionati da SanremoLab. E se proprio la Rai vuole ritagliarsi un ruolo da talent scout, potrebbe aggiungere un altro concorrente a sua scelta”. Le preoccupazioni di Limongelli sono condivise da Leopoldo Lombardi, presidente dell’AFI (altra associazione composta da etichette indipendenti): “Il nostro timore è che si delegittimi la figura del produttore fonografico, che andrebbe invece tutelata. Non si tratta di difendere una posizione di casta o un privilegio, ma di garantire che il lavoro di scouting e gli investimenti che le aziende fanno sui giovani trovino uno sbocco. D’altro canto, per i giovani, un canale alternativo di accesso al Festival esiste già ed è rappresentato da SanremoLab. X Factor? Capiamo le esigenze televisive e di sinergia della Rai, ma siamo contrari all’introduzione di questa nuova regola: se poi proprio non si può fare altrimenti, che almeno lo si faccia concorrere nella categoria  Sanremo New Generation. Nessun vincitore di un talent ha i requisiti per gareggiare con chi ha già una carriera importante alle spalle”. Enzo Mazza, presidente FIMI, sorvola comprensibilmente sulla querelle che coinvolge una delle aziende associate ma si unisce al coro di proteste per la scelta “automomista” degli organizzatori del Festival: “L’iscrizione aperta a tutti svilisce il ruolo che Sanremo dovrebbe avere di evento garante di una proposta di qualità. Se chiunque può mandare un suo brano e sottoporlo al giudizio di una academy mi chiedo come si potrà garantire una selezione professionale. A Sanremo bisognerebbe portare artisti già formati: o attraverso le etichette discografiche, o attraverso il percorso di ‘studio’ di SanremoLab. Persino chi partecipa ai talent show arriva preparato; che si possa emergere dal nulla ed essere catapultati immediatamente al successo è una cosa smentita dai fatti”. FIMI e AFI si sono espresse criticamente anche sull’apertura della competizione alle canzoni dialettali (“una polemica”, precisa Mazza, “che alla luce dei fatti si è già smorzata”), novità che trova favorevole PMI e suscita il plauso di Audiocoop. Quest’ultima,  per bocca del suo presidente Giordano Sangiorgi, ricorda come “l’utilizzo del dialetto nella nuova scena musicale indipendente italiana è una presenza fissa e costante da ormai oltre 15 anni. Siamo quindi d'accordo”, prosegue Sangiorgi, “ad aprire finalmente una finestra televisiva verso questa importante realtà musicale capace di contrastare l'omologazione della musica globale. Altrettanto favorevoli siamo alla possibilità di potersi iscrivere a Sanremo da parte di  tutti, senza obbligo di iscrizione a nessuna tradizionale associazione  così da aprire questa importante realtà televisiva ai futuri talenti del nostro paese”.  Tutti concordi, invece, sul fronte delle questioni economiche più spinose: con una lettera indirizzata alla Rai e  firmata congiuntamente, le tre principali associazioni di categoria sono tornate alla carica invocando una quota equa sugli introiti generati del televoto. Ma questa è un’altra storia.   



TAGS: AFI, AudioCoop, Enzo Mazza, Festival di Sanremo, FIMI, Giordano Sangiorgi, industria musicale, Leopoldo Lombardi, Mario Limongelli, PMI, X Factor

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