Farsi pagare dai consumatori diventa sempre più problematico; di conseguenza, brand di largo consumo e agenzie pubblicitarie affamate di musica fanno sempre più gola alle case discografiche in cerca di forme alternative per mettere a frutto il loro repertorio. Anche le indies non fanno eccezione, come dimostra l’associazione di quattro etichette come Moshi Moshi, Wichita Recordings, Because Music e Bella Union (Fleet Foxes, Bloc Party, Cribs, Kate Nash, ecc.) in una nuova agenzia, IMU, destinata a facilitare e velocizzare contatti e contratti di licenza che coinvolgano artisti, etichette e imprese commerciali. La nuova entità fungerà da intermediario nelle trattative tra content provider e utilizzatori che esulano dagli accordi standard di sincronizzazione per l’uso delle musiche in spot, film e programmi tv. Il raggio d’azione spazia dall’ingaggio di artisti per esibizioni dal vivo all’endorsement di prodotti, dall’uso in licenza di canzoni per siti Web e pagine Facebook agli stream su Twitter: la prima applicazione concreta vede protagonista la ditta di moda Oasis, che ha selezionato musiche dal catalogo IMU per presentare on-line la sua collezione stagionale di capi d’abbigliamento. “IMU”, spiega la responsabile Ruth Clarke, “è stata creata per risolvere due ordini di problemi: da una parte le etichette indipendenti hanno bisogno di diversificare i loro ricavi; dall’altra i marchi commerciali hanno necessità di accedere a contenuti attraenti in modi nuovi, man mano che passano da campagne pubblicitarie tradizionali al marketing incentrato sul digitale e sui social networks”.