Concerti, i Paramore a Rockol: 'In Italia nel 2010'

Li avevamo lasciati a Londra, i Paramore, in occasione della presentazione del loro 'Brand new eyes' alla Islington Academy, e li ritroviamo - seppure, stavolta, solo telefonicamente - a Monclair, in New Jersey, poco prima di un concerto. La loro nuova fatica in studio, solo due settimane fa, ha… Leggi tutto

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Concerti, i Paramore a Rockol: 'In Italia nel 2010'

Concerti, i Paramore a Rockol: 'In Italia nel 2010'

Li avevamo lasciati a Londra, i Paramore, in occasione della presentazione del loro 'Brand new eyes' alla Islington Academy, e li ritroviamo - seppure, stavolta, solo telefonicamente - a Monclair, in New Jersey, poco prima di un concerto. La loro nuova fatica in studio, solo due settimane fa, ha rubato a 'Celebration' di Madonna la vetta della classifica inglese ("Se ce l'aspettavamo? E' una cosa alla quale non avremmo mai pensato. E' come un sogno che si realizza") e negli Stati Uniti, come in molte altre nazioni, sta facendo scintille nelle chart. "Ma qui fa un freddo cane", dicono loro, confermando l'immagine da "ragazzi della porta accanto" del rock catapultati da un giorno all'altro sotto le luci della ribalta mondiale. Ripartiamo dal concerto di Londra: "Sì, è stata una gran bella serata. E' vero, l'occasione era speciale, ma per quando riguarda i live show noi abbiamo sempre il medesimo approccio. Pensiamo: 'Suonare è quello che ci piace fare, e stasera lo faremo davanti a un mucchio di gente che non aspetta altro che noi. Gente che ha pagato un biglietto, che ha fatto sacrifici per acquistarlo, e che magari ha percorso chilometri e chilometri per esserci'. Anche volendo, non riusciremmo a produrci in un'esibizione fiacca. E' la nostra natura". Il lunghi tour, tuttavia, logorano: possibile che ragazzi pur giovani come voi non abbiano un po' di nostalgia di casa, che non accusino mai la stachezza? "Sì, ovvio, certe volte succede. Poi però pensiamo che questa è la nostra passione, la nostra vita, e che stiamo realizzando il nostro sogno, e questo ci da la forza di andare avanti". I sogni che si realizzano, però, certe volte spaventano: non vi è mai capitato si sentire come se il successo vi fosse "esploso" tra le mani? "Cerchiamo di non pensare troppo a ciò che succede. Mentre stavamo registrando 'Bran new eyes' eravamo consci del successo di 'Riot!', e logicamente sentivamo la pressione di dover realizzare un album all'altezza. Il nostro entourage - l'etichetta, il management e tutti gli altri - tuttavia sono stati fantastici, ci hanno concesso massima libertà, non imponendoci paletti o limitazioni". Ne sono prova le session losangeline con Rob Cavallo, storico producer già alla corte di Green Day e molti altri: "Sì, lui è stato eccezionale. Ci ha indirizzato subito al meglio, consigliandoci di lasciare emergere la spontaneità, la semplicità: abbiamo lavorato sull'essenziale, senza badare troppo agli orpelli". Eppure erano in molti a parlare di un sound più maturo che in passato... "Beh, sì. Più che altro ci riferimano alla scrittura delle canzoni e dei testi. E' stata una cosa piuttosto naturale: siamo comunque cresciuti, ci sono successe un sacco di cose, abbiamo un bagaglio di esperienze che sono diventate via via più importanti. Non è, però, che 'Brand new eyes' debba per forza essere considerato il nostro 'disco della maturità'. Semplicemente, è un'ottima fotografia di quello che siamo adesso". A proposito di esperienze importanti, l'escalation di successi che vi ha arriso deve essere stata controbilanciata da un notevole carico di impegni e responsabilità, soprattutto per una band sulla quale una major ha deciso di investire tante risorse ed energie... "Sì, ci sono dei pro e dei contro in tutto questo. Essere sotto contratto con una major, di fatto, ti permette di essere presente in qualsiasi Paese del mondo. Ovunque tu voglia che un tuo disco appaia su uno scaffale di un negozio, come una major puoi. Poi, generalmente, vieni preso più sul serio. Quando nel 'giro' vedono che alle tue spalle c'è una grossa etichetta non ti trattano con sufficienza, per lo meno ti stanno ad ascoltare. Però sì, ci sono anche aspetti negativi. Intorno a te si mette in moto un meccanismo enorme, sai che il sostentamento di molta gente dipenderà dalle tue mosse: hai un grande carico di responsabilità, perché tutti si aspettano qualcosa di eccezionale da te, e spesso ti viene il terrore di poterli deludere". Voi - anagraficamente e socialmente - siete il propotipo dei ragazzi che usano il Web per conoscere e scambiare musica: cosa pensate del fenomeno del file sharing, visto in generale dalle major come la ragione primaria della crisi dell'industria musicale mondiale? "E' sicuramente un questione molto complessa, ma da un certo punto di vista non credo che condividere musica sia come rubare qualcosa a qualcuno. Diffondere musica è un bene, e - anche dal punto di vista 'commerciale' - non sempre significa nuocere a chi la fa. Faccio un esempio: se un ragazzo compra un nostro Cd e poi lo condivide in Rete, e - poco dopo - un altro ragazzo, magari dall'altra parte del mondo, lo scarica, lo ascolta e dice 'Però, niente male questo disco. Quaso quasi se i Paramore vengono in concerto dalle mie parti vado a vederli' io non mi sento danneggiato. Anzi...". Tornati negli Stati Uniti, cosa pensate del pubblico europeo, che ha molte meno occasione di vedervi dal vivo di quello americano? "Ci sono grosse differenze tra il pubblico americano e quello europeo. Voi sembrate appassionati più alla musica che all'evento. Quando suoniamo in Europa sentiamo che il pubblico ha letteralmente bisogno delle canzoni, di ascoltarle. Negli USA il pubblico non è sempre così attento. Poi in generale credo che gli europei abbiano una memoria più lunga degli americani: negli States puoi venire dimenticato nel giro di una stagione, ma in Europa se qualcuno diventa un tuo fan lo rimane per sempre". In Italia, però, non siete ancora passati. "E' vero, e la cosa non ci fa affatto piacere. L'Italia è un Paese che adoriamo, e non vediamo l'ora di esibirci da voi. Anzi, possiamo già dirvi che, entro la fine del prossimo anno, in calendario inseriremo delle date in Italia. Potete contarci".

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Paramore
I Paramore,sono gruppo pop-punk fondato nel Tennessee nel 2004 da Hayley Williams (voce), Josh Farro (chitarra), Jeremy Davis (basso) e Zac Farro (batteria).
Il gruppo debutta nel 2005 con ALL WE KNOW IS FALLING, ma è con il secondo album RIOT! Che esplode: il disco diventa d'oro sia in America che in Inghilterra nel 2007.
Nel 2008, sulla scia del successo del singolo “Misery business”…
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01 set 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place