Concerti, Paramore dal vivo a Londra: il resoconto di Rockol




Concerti, Paramore dal vivo a Londra: il resoconto di Rockol 08 set 2009 - Gli americani, da Madonna agli Strokes, lo sanno bene: se vuoi fare breccia nel Vecchio Continente, è da qui che devi iniziare: dai club di Londra. Perché va bene i passaggi su MTV, VH1 e tutto il resto, ma se davvero - e sono loro, gli americani, a dirlo, mica noi - vuoi conquistarti i favori degli europei, devi dimostrare di valere dal vivo, e metterti alla prova, in quella che a conti fatti è ancora tutt'oggi la capitale del rock mondiale. Il 7 settembre 2009 per questi ragazzi del Tennessee ha il sapore di un D-Day, di una presa in grande stile. O, almeno, di una seconda calata, perché da queste parti loro ci erano già stati nel 2007, ai tempi di "Riot!", il loro secondo album. La febbre, comunque, è altissima, e ce ne si accorge subito, quando, a oltre 5 ore dall'apertura dei cancelli della Islington Academy, piccolo (ma non minuscolo) club ai confini del financial district a poche fermate di metro dalla musicalmente fastosa Camden, circa un centinaio di fan già stazionano sul marciapiede antistante il locale. Variopinti (soprattutto nelle capigliature), giovanissimi. I "fratelli maggiori", dall'altra parte di Upper Street, cappello alla Pete Doherty calato sulla frangia e sigaretta spenta che pende dalle labbra, guardano tra il perplesso e lo stupito, ciondolando tra un venditore di kebab e una pizzeria. I più intraprendenti accalcati all'ingresso della sala appendono un cartello sulle porte ancora sbarrate del club: "Paramore invasion". Si arriva al crepuscolo e la fila di aficionados svolta l'angolo di Parkfield Road: a locale ancora chiuso, l'avventore ultratrentenne che assiste alla scena con un biglietto in tasca ha la strana sensazione di trovarsi all'ingresso una festa alla quale non sia stato invitato. Invece - sorpresa - nell'ordinatissima coda spuntano anche completi in tweed, teste calve e (molte) panze prominenti. I Paramore, band che con l'album "Riot!" ed il brano "Decode", inserito nella colonna sonora del blockbuster "Twilight", si sono conquistati i favori del pubblico teen, sono anche questo. Ad attenderli, dentro all'Islington Academy, c'è una bolgia tale da far sudare condensa i muri. Aprono i Blackout, che scaldano gli animi, poi arrivano loro. Che, come scherza Hayley Williams, sono qui "per affari", ovvero per presentare il loro nuovo album, "Brand new eyes". Lontani mille miglia dalla loro Franklin, i ragazzi sembrano comunque giocare in casa: l'apertura del set, con le collaudate "Misery business" e "For a pessimist, I'm pretty optimistic" è energica, muscolare, e innesca seduta stante il classico singalong: dalla balconata, che offre una visione a volo di rondine non solo sul palco ma anche sulla platea, si capisce che anche il pubblico è entrato in partita. Persino sulla postazione rialzata, dove sono asserragliati anche pezzi grossi assortiti e cronisti di chiara fama, tanto da potersi permettere di ignorare bellamente un insistente buttafuori dall'aria tutto meno che rassicurante che li invita gentilmente e non ostruire l'uscita di sicurezza senza rimetterci la mandibola, le mani si alzano e le teste oscillano. I Paramore, dal canto loro, tengono fede alla fama di funambolica live band che li accompagna: Jeremy, il bassista, si produce in una piroetta sulle spalle di un compagno, ma - coreografie a parte (ed eccezion fatta per qualche problema di accordatura tra un pezzo e l'altro), il live fila via liscio e compatto. Con i nuovi brani si allunga il passo: lasciata parzialmente da parte l'irruenza pop punk, Hayley e soci introducono le nuove atmosfere con, ad esempio, "Ignorance" e "Where the lines overlap", sfoderando a sorpresa una cover dei Phoenix, "Long distance call". Senza pose o atteggiamenti, però: loro scherzano con il pubblico, si fanno prestare macchine fotografiche, accettano regali e fanno gli auguri di compleanno ad un festeggiato in prima fila. I primi saluti sono su "Let the flames begin", ma in platea non ci crede nessuno: non a caso, infatti, dopo neanche un paio di minuti i nostri tornano in scena per snocciolare la nuova "Brick by boring brick", l'acclamatissima "Decode" e "Miracle". La festa, alla fine, è stata per tutti, ma soprattutto per loro, che - nonostante siano ancora un po' acerbi, forse a tratti ingenui - la sera del 7 settembre sono stati capaci di giocare in casa, a mille miglia di distanza dalla loro Franklin, Tennessee.



TAGS: Hayley Williams, Madonna, Paramore, Phoenix, pop/rock, Strokes

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