Federico Zampaglione, 'Shadow': 'Io, artigiano del cinema che guarda al mondo'




Federico Zampaglione, 'Shadow': 'Io, artigiano del cinema che guarda al mondo' 26 ago 2009 - Per essere uno prossimo a diventare padre, Federico Zampaglione, mente dei Tiromancino e da qualche anno a questa parte appassionato cineasta, ha un'agenda autunnale da incubo: in questi giorni l'artista sarà infatti a Londra, sia per presentare il suo nuovo film, "Shadow", al locale FrighFest Festival, sia per esibirsi, in duo chitarra-pianoforte, allo storico Dingwalls di Camden. Poi proseguirà alla volta di Spagna e America Latina, sempre per "battezzare" la sua nuova creatura su pellicola. E al pubblico italiano? "Niente da fare, prima del 2010 non raggiungerà le sale, a differenza di altri Paesi", racconta lui, ansioso di fare un po' di luce sull'ideale seguito di "Nero bifamiliare": "Sarà un horror di tradizione italiana, sulla scia dei lavori di Argento, Bava, Deodato e Fulci. Un prodotto artigianale ma dal respiro internazionale, molto meno italiano di 'Nero bifamiliare', che - essendo una commedia nera - necessitava di una maggiore stilizzazione geografica. In 'Shadow' il protagonista è un soldato americano reduce dall'Iraq, che per dimenticare gli orrori della guerra si trasferisce a Tarvisio, località montana tra Italia, Austria e Slovenia: qui, in un contesto molto cupo e oppressivo, scoprirà che la supposta 'normalità' di una realtà simile può essere più orribile della guerra". Cast internazionale - l'americano Jake Muxworthy è il protagonista, affiancato da colleghi inglesi, francesi e svizzeri - per un piglio squisitamente italiano: "Senza nessun complesso, dico orgogliosamente. Gente come Tim Burton considera Dario Argento e Lamberto Bava dei maestri, quindi che male c'è? Anzi, forse all'estero sono maggiormente in grado di apprezzare certi lavori, che noi troppo spesso snobbiamo dandoli per scontati. E poi non sono stato io, ma illustrissimi critici cinematografici delle più prestigiose testate internazionali, a parlare di vera e propria rinascita del cinema italiano...". E mentre Federico ammette l'ammirazione per il collega musicista-regista Rob Zombie, molto più affine a lui dietro la macchina da presa che dietro al banco del mixer, non pronunciandosi sulle opere registiche di connazionali come Ligabue e Battiato, si passa all'argomento colonna sonora: "E' opera dei The Alvarius, ensemble nel quale milita mio fratello Francesco: sono tutti brano strumentali, molto d'atmosfera, completamente diversi da quelli dei Tiromancino. Sì, c'è anche un eco dei Goblin (che per Dario Argento firmarono il memorabile commento musicale di 'Profondo rosso'), ma giusto perché per gli appassionati di cinema italiano fa ormai parte del 'dna musicale'...". Musica e dna, appunto: perché la scelta di esibirsi al Dingwalls come duo? "Perché in questo modo, senza l'arrangiamento della band al completo, le canzoni hanno l'opportunità di tornare allo stato primario, originale. Le si sveste per scoprirle com'erano alla nascita. E' un'operazione molto interessante, che non escludo possa diventare - in futuro - tra gli aspetti distintivi del nostro live". Già, il futuro: i Tiromancino, adesso, sono slegati da qualsiasi etichetta discografica. E sono più che mai contenti. "Liberi dai ceppi discografici possiamo fare molto di più, e la mia doppia carriera come musicista e regista ne è l'esempio più lampante. E poi non valeva più la pena assecondare la discografia. Che, diciamoci la verità, oggi come oggi sta andando a fondo combattendo da anni una guerra persa in partenza. Per degli ideali, tra l'altro, quanto mai ipocriti, perché la stessa gente che nelle interviste dichiara di volere lottare contro la diffusione dei contenuti sulla piattaforme di video e file sharing è la stessa che passa i pomeriggi in ufficio a scaricare canzoni e guardarsi video su Internet. Perché avversare il progresso al posto di cavalcarlo? Se l'industria avesse tenuto una condotta più lungimirante e meno miope, adesso non si troverebbe in questa situazione, che - diciamoci la verità - è patetica. Continuare a piangere, a lamentare una crisi che per la verità dura da quasi dieci anni solo per colpa di chi la lamenta non è rock'n'roll, ma tutto il contrario. E' la morte civile del rock'n'roll, il suo funerale".



TAGS: Alvarius, Federico, musica italiana, Rob, The, Tiromancino, Zampaglione, Zombie

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