Dieci anni fa, Napster: 'Troppo complicato trasformarlo in un servizio legale'




01 lug 2009 - Sarebbe stata tutta un’altra storia, si chiede il sito Digital Music News, se dieci anni fa l’industria discografica avesse accolto Napster come un potenziale alleato invece di combatterlo ostinatamente come un nemico?. In un’intervista rilasciata alla BBC Geoff Taylor, presidente dell’associazione inglese dei discografici BPI, ammette oggi che “nel 1999 Napster sviluppò un grande servizio digitale”, anche se lo fece “a spese della musica”. “Allo stesso tempo il music business cercò di proteggere i suoi interessi a spese dei servizi digitali che stavano nascendo on-line. Oggi, nel 2009, abbiamo imparato tutti la lezione”.
Taylor concede che se allora l’industria avesse abbracciato il pioniere del file sharing oggi si troverebbe probabilmente in condizioni migliori. Più facile a dirsi che a farsi, però: “Rendere la musica pienamente e legalmente disponibile su Internet”, sostiene Taylor, “voleva dire liberare i diritti su milioni di brani in un numero enorme di territori, accordarsi su come i proventi avrebbero dovuto essere ripartiti, implementare un sistema DRM funzionante (che tutti ai tempi consideravano fondamentale), sviluppare una tecnologia che permettesse di tracciare tutti i download ai fini della corresponsione delle royalty, e allo stesso tempo creare una user experience di qualità tale da convincere la gente a pagare”. Anche nella migliore delle ipotesi, secondo Taylor, ci sarebbero voluti anni a sistemare tutti i dettagli. E intanto (come è successo) il peer-to-peer sarebbe comunque dilagato, in una miriade di forme incontrollabili.


TAGS: BBC, BPI, Digital, Geoff, industria musicale, Music, Napster, news, Taylor

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